_ _ _ _ _ _ _ _ _LAVALLEDELVENTO-BLOG _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ il fantastico straniamento

www.lavalledelvento.net ----------------------- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - di Lorenzo Lucchetti

SEGUIREI GLI ESSERI DI LUCE?

Di Lorenzo Lucchetti

luce_406

Gli esseri di luce sono degli splendidi “incoraggiatori...”, ma quando abbiamo messo in pratica ciò che ci hanno detto, quando quegli incoraggiamenti sono diventati realtà, a cos’altro possono servirci, se non a mostrarci quanto eravamo piccoli?  
La divinità della razza umana è tutto ciò che vive in noi veramente il presente in tutta la sua interezza, su tutti piani, tutto il resto, comprese le vie per ottenerla, sono illusioni. Per un uomo cosciente che tutto ciò che esiste o non esiste è una sua creazione (in quanto essere divino), quale altra utilità, oltre quella di fungerci da specchio, possono avere tali esseri, come pure tutto il creato? Nessuno, a parte il goderne.
Perciò, oltreché inutile, sarebbe controproducente per me dire se esistono “esseri di luce” veramente buoni per noi. Creerei un dogma di cui non ho bisogno. Preferisco rispondere alla domanda “seguirei gli esseri di luce?” da un altro punto di vista.
È l’osservatore l’elemento principale su cui puntare l’attenzione, non l’osservato. Per esempio molti italiani considerarono gli americani dei liberatori durante, appunto, la liberazione… altri no. Sapendo che lo scopo del loro intervento era quello di ristabilire in maniera nascosta un governo fascista (vedi "Capire il potere" di Noam Chomsky), come vedere ora questa cosa, chi aveva ragione?
È semplicemente una questione di consapevolezza dell’osservatore: domandiamoci dove si trova il bene per l’osservatore. Mi sto riferendo alla coscienza, che definisce nell’insieme ciò che siamo, ed è lì la vera definizione di bene e di male in noi. Se questa coscienza prevede come “buono per noi” (faccio un esempio striminzito) la presenza di esseri che hanno potere, capacità, conoscenza del cammino, esperienze, volontà, stima di sé, che noi NON abbiamo (negando dunque la nostra onnipotenza), tali esseri di luce risultano buoni ed essenziali, così come le altre guide umane che mostrano di possedere tali qualità. Ma ciò significa che nella nostra coscienza ciò che è “buono per noi” prevede la nostra “NON onnipotenza”.
Ci sono persone che non sono in grado di accettare la propria completa divinità, di “rinascere” veramente, perché così ha deciso la loro coscienza. Non sto parlando in termini filosofici, ma concreti. Sperimentati e vissuti sulla mia pelle. Per questo è logico che io inviti ad ottenere la propria divinità, e non a cercarla: finché si è nell’atto di cercare, ancora non si è ottenuto ciò che si cerca, e non è detto che vi siano le premesse perché questo cercare (dunque “non avere”) abbia termine. Non è dunque forse molto più celere e netto andare ad operare direttamente sulla coscienza per riscoprire e riaccettare la nostra maestà sulla nostra vita, sulla nostra anima, suoi nostri pensieri, e perché no, sulla nostra società?
Avere tutti i poteri di un essere di luce, è molto più semplice che seguire il cammino da lui tracciato. È molto più semplice, appagante e salutare, oltre che meno faticoso, essere consapevole di essere Dio, che cercare di esserlo. Ma la nostra coscienza viene programmata per non essere in grado di accettare la propria assoluta divinità. Frasi come “è il cammino l’importante, non la meta” significano: vivere totalmente nel presente, e non significano affatto, come spesso ci viene raccontato: il vero scopo non è ottenere ciò che si vuole, ma il camminare per ottenerlo.

(grazie Lu)

Di Lorenzo Lucchetti

occhi_513 

2012: COSA PENSANO I VERI MAYA?

Per vedere il testo inglese andate alla pagina http://www.newsweek.com/id/195688

Traduzione di Lorenzo Lucchetti e Catia Battenti per LAVALLEDELVENTO.NET

dittatore2_444

Gli studiosi raramente amano i dilvulgatori, ma mai questa loro ostilità è stata evidente quanto nella battaglia sul 2012, una data che, secondo i divulgatori, coinciderà con la fine del mondo, la trasformazione della coscienza globale, la fine del calendario Maya, l’inizio di un altro ciclo del calendario Maya… o niente di tutto questo.

“Non presto alcuna attenzione a queste cose, perché si tratta di “montature”,” dice Anne Pyburn, un’antropologa dell’Indiana University studiosa dei Maya.

Tra i seguaci delle religioni New Age, comunque, e particolarmente tra coloro che amano celebrare l’equinozio all’ “Mayan ruin Chichen-Itza” della penisola del Messico, lo Yucatàn, la credenza che l’anno 2012 marcherà una trasformazione globale è diffusa.

Nelle librerie, sugli scaffali dedicati alla “magia” o alla “divinazione”, numerosi volumi promuovono questa visione: dai grandi editori come HarperOne ai piccoli come Bear & Company (un editore New Age di Rochester [..]).

I trailers dei film  mostrano oceani che spazzano via montagne che sembrano l’Himalaya, mentre la faccia dei monaci è piena di terrore. Uno dei più popolari scrittori nella categoria “2012” è John Major Jenkins, un “ricercatore indipendente” come lui si definisce, che nel suo libro del 1998 “Maya Cosmogenesis 2012” aiuta a introdursi in questo argomento “anomalo”.

“Intorno all’anno che noi chiamiamo 2012” egli scrive “un grande capitolo della storia umana arriverà alla fine. Tutte le considerazioni e le assunzioni delle precedenti Ere Mondiali svaniranno, e una nuova fase della crescita umana inizierà.”

David Freidel è archeologo alla Washington University a St. Louis e recentemente ha accettato di parlare ad una Conferenza New Age sul 2012. Egli dice, principalmente “Ho immediatamente detto sì, per poter parlare prima che lo facessero i ciarlatani”.

Freidel ha studiato il calendario Maya (i calendari), e mentre è d’accordo sulle caratteristiche del calendario “a conteggio lungo”, per il quale egli conferma il termine nel 2012, ha scoperto però che i Maya – in particolare i gruppi che vivono dal loro antico sistema di date – non vedono in esso alcun tipo di cataclisma. L’anno 2012 è nient’altro che il “resetting di un orologio”, un  contachilometri che ricerca lo zero prima di ricominciare ancora il conto.

Freidel accusa Jenkins e altri divulgatori di aver inventato una teologia a supporto della loro visione “che il mondo è in declino”, e che una forza esterna interverrà presto per riportare le cose al meglio. “Questa è una tendenza” egli dice “sostenuta dall’ingenuità di individui che vogliono vedere la coscienza globale sollevarsi”.

Jenkins d’altro canto difende se stesso contro le accuse che lo vedono come un fraudolento, dicendo “Leggete il mio libro! Guardatene la bibliografia!”.

Pyburn si lamenta che il fenomeno 2012 crei “idee esotiche” e falsate riguardanti i Maya. “Quando dei popoli colonizzati e oppressi decidono di usare il loro patrimonio culturale per promuovere se stessi, questa è una scelta. Quando questo viene fatto dalle ricche “Prime Nazioni Mondiali”, io penso che si tratti di sfruttamento, e per me è inaccettabile.”

“I Maya” ci informa “è un gruppo eterogeneo di persone che hanno vissuto – e ancora vivono – senza un linguaggio o cultura unificati. Parlare di qualsiasi credenza e attribuirla  ai “Maya” è come dire “tutte le persone di colore sono uguali”. Noi non raccontiamo mai il fatto che essi parlano 28 diversi linguaggi in una popolazione di 8 milioni di abitanti attuali. Se li chiamiamo “Maya”, allora devono essere identici.”

12monk_01_398

“In Messico” aggiunge “questi gruppi Maya pensano al 2012 come a una ‘invenzione dei gringo’. In America, noi abbiamo sempre avuto un modo univoco di recepire la profezia sulla fine dei tempi [..].

La cosa singolare sul 2012 è che non fa appello ai fondamentalisti Cristiani, ma al gruppo New Age.”

Traduzione di Lorenzo Lucchetti e Catia Battenti per LAVALLEDELVENTO.NET

Ci scusiamo per i possibili errori di traduzione, abbiamo comunque cercato di rimanere fedeli al testo originale.

Per vedere il testo inglese andate alla pagina http://www.newsweek.com/id/195688

 

 

Comunicazione telepatica come Gioco evolutivo: ipotesi reincarnate di intuizioni nascoste

immagine_catia2_604

Scritto da Catia Battenti per il sito WWW.LAVALLEDELVENTO.NET il 31/5/2009

La lezione di S.Freud era incentrata sul ruolo dell’inconscio come portale della comunicazione telepatica.

Indagando sul “sogno” e sugli interessanti sviluppi della conoscenza umana in merito alla sua funzione, per un approfondimento etiologico ci si sente obbligati ad interpellare gli studi pioneristici di Freud. 

Occorre puntualizzare che leggendolo, chiunque può affermare che Freud appare rinchiuso in una rigidità completamente sospinta nel regno unico della psicoanalisi; conseguentemente, il leggere di alcune sue ipotesi in merito alla trasformazione in processi fisici dei processi mentali che sottostanno alla telepatia, lascia perplessi.

Ci si può ritrovare, allora, senza preavviso a leggere qualcosa che sembra quasi irreale: una lezione che ha per tema il sogno e i Fenomeni Occulti (principalmente qui intesi come quelli messi in atto da sensitivi, medium, cartomanti e grafologi) che si sviluppa portando ogni pagina di più, ad avvicinarsi alle evidenze di qualcosa che “scientificamente” egli considerava un non liquet [cosa non chiara].

Parlando della telepatia[1] egli sostiene che i resoconti riportati “siano inverosimili, e la maggior parte di questi racconti si può respingere con buone ragioni.” ma subito dopo ammette “Ne restano alcuni, per i quali non riesce facile fare altrettanto.

Le sue intuizioni devono aver lasciato perplessi anche molti psicoanalisti, i quali, come ho potuto riscontrare grazie ad una ricerca effettuata on line su siti specialistici, riescono a carpire tutt’ora consciamente le basi per Credere che la telepatia non sia solo un’ipotesi, proprio grazie al fatto che il loro Maestro ha reso note queste intuizioni.

Anche Freud è arrivato ad ammettere l’esistenza della telepatia in un’epoca, come lui ci ha lasciato scritto, piena di “ciarlatani”, ma tra tutte quelle voci, non si è barricato senza evoluzione nella sua scienza, ed è riuscito a far passare uno spiraglio di luce da quelle che gli fornivano Verità. Egli sosteneva in merito: “Tutto ciò è ancora incerto e pieno di enigmi insoluti, ma non vi è ragione di temere.” 

(..) per quanto concerne in particolare la trasmissione del pensiero, essa sembra anzi favorire l’estensione della mentalità scientifica (..) al campo spirituale, così difficile da imprigionare.

La forza di Freud dunque è viva anche oggi, ma viene da chiedersi perché si venga spinti a Credere solo in un’intuizione di più di un secolo fa e non alle intuizioni che da allora gridano senza sosta verità che sono sotto il naso di tutti

Il processo telepatico consisterebbe nel fatto che un atto mentale di una persona suscita il medesimo atto mentale in un’altra persona. Ciò che sta tra i due atti mentali può facilmente essere un processo fisico[2], ove lo psichico a un’estremità si trasforma appunto in questo processo fisico e quest’ultimo, all’altra estremità, si ritrasforma nel medesimo psichico. L’analogia con le altre trasformazioni, come quella di parlare e di ascoltare al telefono, sarebbe allora evidente. E pensate un po’ se riuscissimo a controllare questo equivalente fisico dell’atto psichico! Si può dire che con l’inserimento dell’inconscio tra ciò che è fisico e ciò che finora veniva chiamato “psichico”, la psicoanalisi ha reso accettabili processi come la telepatia. Purché ci si abitui all’idea della telepatia, si dischiudono traguardi ambiziosi (..).”Il processo fisico di cui parlava Freud, oggi è diventato una realtà grazie alla scoperta che non esiste il vuoto tra le “cose”, ma che ogni atomo è a sua volta immerso “in un campo di energia intelligente, che colma ciò che si riteneva fosse uno spazio vuoto.” Tale campo riesce a riorganizzarsi “in presenza di emozioni e sentimenti (..)”[3]

Effettivamente, l’incontro con l’inconscio ha costituito il punto di partenza dal quale ci si può ben dirigere verso volte di più ampia dimensione.

A tal proposito ecco un caso particolare riportato nello stesso scritto: un giovane di spiccata intelligenza, con una devozione enorme per la sorella, e lei per lui, tanto da affermare a vicenda “Che peccato che non possiamo sposarci!”, dopo il matrimonio della sorella con un uomo rispettabile, si trovò di fronte ad una esperienza particolare: incontrò un’indovina che per operare si faceva esclusivamente dare la data di nascita della persona della quale si voleva avere informazioni, non richiedeva nient’altro. Le chiese informazioni sul cognato.

L’indovina profetizzò: “Quest’uomo morirà nel luglio o nell’agosto di quest’anno, per un avvelenamento da gamberi o da ostriche”. Il cognato continuò a vivere, ma nel periodo profetizzato fu vittima di un avvelenamento da ostriche, per il quale per poco non morì. Nell’analizzare questo caso Freud, non avendo elementi per dubitare della sincerità e dell’intelligenza del suo paziente, non trovò altra spiegazione se non quella che l’indovina avesse effettivamente Letto il desiderio inconscio del paziente che non aveva ancora superato la gelosia per il cognato e del quale conosceva la passione per i gamberi e per le ostriche. “Confesso che non so dare altra spiegazione di questo caso (..)[4]

Manca, però, nell’interpretazione del racconto, la presa in considerazione di un elemento molto importante che mi sembra difficile ritenere possa esser stato tralasciato involontariamente.

Il punto focale, a mio avviso, è che il desiderio del paziente è inattacabilmente divenuto Reale nei modi e nei tempi indicati dall’indovina, e quindi Creduti dal paziente stesso.

Può essere una percezione di eventi futuri, dunque, o può essere invece che la profezia abbia fatto passare il desiderio su un altro livello: dall’inconscio è divenuto una possibilità coscientemente concreta.

Quante persone creano veramente?

D.W.Winnicott insegna che da bambini siamo dotati di una sana potenzialità Creativa sul mondo circostante che si posiziona né all’interno né all’esterno dell’individuo, ma in una “terza area di esistenza”: quella che lui defiva  “Spazio Potenziale”.

Solo in questo “spazio” la Creatività può esistere. In quest’area gli oggetti del mondo esterno vengono percepiti come la realizzazione delle proprie “allucinanzioni”, ponendo un significativo ponte tra realtà esterna e realtà interna. 

Questa è l’area che in un individuo sano deve essere attiva in tutto il corso della sua esistenza.

Se il bambino potesse parlare affermerebbe: “Questo oggetto è una parte della realtà esterna e io l’ho creato”[5]. E’ la fase di onnipotenza che si incontra con l’universo “esterno”; questo è possibile solo in presenza di una madre pronta a presentare al momento giusto gli oggetti che il bambino Crede di creare.  

Ma se il creare l’oggetto che in realtà (cioè, secondo noi) già esisteva, fosse una visione troppo ristretta del processo evolutivo che è sempre stato osservato e condizionato esclusivamente con gli occhi e con le supposizioni dell’adulto?

Il bambino sembra aver Creato la soddisfazione al bisogno di “trovare” proprio quello che cercava nella sua realtà. E se avesse agito Creando fisicamente, cioè andando ad influire sul mondo circostante incanalando il suo desiderio in quei “processi fisici” intuiti da Freud per telepatia, così da modificare la sua realtà e giungere alla soddisfazione del bisogno? Se questa fosse la “natura” dell’essere umano, prima di venire condizionato dall’ambiente circostante?

Noi viviamo accanto ai bambini, ma il nostro sguardo è inevitabilmente diverso dal loro; il nostro parte dal concetto dell’accettazione del principio di realtà.

Citando una famosa frase di Einstein: la realtà è meramente un’illusione, seppur molto persistente.

Il nostro modo di vedere la realtà è differente da quello di un bambino e dobbiamo ammettere che, comunque la si pensi, è inevitabile che ci troviamo in due dimensioni differenti, seppur parallele!

E’ plausibile associare questa Creazione infantile, che analizzata esternamente con la consapevolezza “razionalistica” indotta dell’adulto non è reale, a un residuo diurno della nostra etiologica e intima consapevolezza; residuo, che può aver resisistito e può essersi reso visibile nel sogno della nostra “realtà” di vita quotidiana, scandita da tempi, pensieri, regole, ecc, che ci siamo allenati a vedere come “reali”. D’altronde tutti sappiamo come “sin dai primi inizi, quando la vita ci stringe nella sua severa disciplina , si risveglia (o permane, aggiungo io) in noi una resistenza contro l’inesorabilità e la monotonia delle leggi del pensiero e contro le esigenze dell’esame di realtà. La ragione diventa la nemica che ci defrauda da tante possibilità di piacere.”

Credere di poter Creare.

Tornando al caso delle ostriche, in un uomo che era stato così soverchiato dall’autodisciplina (tanto che nonostante fosse devoto e geloso dell’attaccamento con la sorella, aveva intercesso per il futuro cognato, come la sorella stessa si aspettava che avrebbe fatto, arrivando a convincere i genitori, i quali erano inizialmente contrari al matrimonio), si può intuire come una simile consapevolezza che il suo desiderio sarebbe stato soddisfatto da indipendenti eventi futuri, lo facesse sentire lontano da qualsiasi sospetto di immoralità nei suoi confronti. Egli può aver sentito il suo desiderio così realmente ad un passo dalla soddisfazione che può aver iniziato a guardare il mondo aspettandosi realisticamente di vedere quello che Credeva sarebbe successo, incanalando quindi la sua energia verso quell’aspettativa.   

Conseguentemente, sembra che la Credenza (attenzione, non indotta ma desiderata profondamente!) che il cognato sarebbe morto in quel modo e in quel periodo, abbia effettivamente modificato eventi fisici della realtà del paziente.

 

Evidentemente, anche la realtà del cognato ha subito una seria modificazione. Dallo scritto di Freud non trasale nulla di questa personalità, e le ipotesi che si possono fare sono quindi infinite.

E’ già stato dimostrato che tra le “cose” non esiste il vuoto, ma “filamenti” di energia.[6] Come ogni cosa, il nostro corpo è composto da atomi e cellule che producono energia e che si muovono immersi in quella stessa energia che collega tutto. Quindi, come si fa oggi a Credere che quello che è interno al nostro corpo non abbia nulla a che fare con quello che gli è esterno?

Freud ne aveva avuto una chiara intuizione, seppur senza prove “scientifiche”, e incitava a ricercare in questo senso, profetizzando “grandi traguardi” per la psicoanalisi e per l’umanità.

Il punto focale, come nel caso delle ostriche, è che osservare il proprio mondo equivale a parteciparvi e quindi influire su di esso fisicamente. Noi siamo parte dell’universo e lo costruiamo. Questo è quello che lo scienziato J.Wheeler oggi definisce “Universo Partecipatorio”.

In questo senso, “noi non controlliamo l’universo, non imponiamo la nostra volontà sull’universo, ma partecipiano, Creiamo insieme, co-creiamo”. Questo potere, o atto creativo, si basa sulla forza delle nostre Credenze, cioè le Convinzioni che abbiamo di quello che esiste[7]. Ogni istante della nostra vita, la nostra energia comunica all’universo in cui Crediamo, ma quasi sempre, non avendo consapevolezza del modo in cui funzionano le cose, comunichiamo a livello inconscio, quindi senza la coscienza di cosa stiamo Creando.

Noi viviamo le nostre vite sulla base di quello che noi Crediamo”. Così, se siamo convinti che la telepatia non esista, andremo a modificare il nostro piccolo mondo quotidiano Creandolo in modo tale che essa non sia visibile. Altro esempio: se Crediamo che trovare la propria anima gemella sia impossibile, di fatto non la troveremo mai. 

Tornando al paziente di Freud: la sua Credenza che il fatto si sarebbe verificato, ha mosso l’energia del suo mondo, l’ha incanalata verso un fatto e un periodo molto specifico. Sicuramente, però, non senza la co-creazione del cognato, il quale, per personali Credenze che purtroppo sono impossibili da ipotizzare poiché non ci pervengono dati in merito alla sua vita, ha permesso che la Credenza del paziente si realizzasse.

Va sottolineato che ancora oggi la scienza che studia e ricerca i fenomeni occulti, paranormali o parascientifici, va ad essere rinchiusa entro la cosiddetta “parapsicologia”, e viene tenuta debitamente fuori dell’ambito accademico, quindi dall’ambito di tutti coloro che si occupano di psicologia ufficiale. Questo, conseguentemente, va platealmente a far aumentare il numero quei “ciarlatani” che poi si permettono di speculare sul naturale “sentire delle persone al di là della scienza ufficiale”.

Ne posso concludere: che la filosofia psicologica qui proposta sia completamente assurda e completamente vera; che forse i racconti di eventi para-normali sono solo coincidenze che si verificano ovunque nel mondo, oggi come in epoche antiche; che per la natura con la quale avvengono non possano essere empiricamente dimostrabili; che credere nelle religioni equivale in poche parole a credere nel paranormale (poiché tutto si basa su una fede intangibile); o che la scienza quantistica sta dando visioni del mondo completamente differenti a quelle con le quali siamo cresciuti.


[1] “(..) “telepatia” è il fatto per cui si presume che un evento occorso in un determinato istante giunga pressappoco simultaneamente alla coscienza di una persona  che è lontana nello spazio, senza che si possa parlare di vie di comunicazione a noi note. (..) Quindi, ad esempio, la persona A subisce un incidente, oppure muore, e la persona B, a lei strettamente legata – la madre, la sorella o l’amata – lo apprende suppergiù  nello stesso momento mediante una percezione visiva o uditiva. E’ come se ques’ultima fosse stata informata telefonicamente, il che però non è avvenuto; in certo qual modo, un corrispettivo psichico della telegrafia senza fili.” S. Freud, pp. 447, Introduzione alla psicoanalisi.

[2] Sottolineatura mia.

[3] Gregg Braden, The spontaneous healing of belief, Macro Edizioni, pp.12.

[4] Potete trovare il testo completo di cui si parla in “Sogno e Occultismo” in Introduzione alla psicoanalisi, Freud.

[5] D.W.Winnicott, Esplorazioni psicoanalitiche, 1998, p. 69.

[6] La Nasa, ha avviato un progetto per indagare quei campi d’energia non visibili all’occhio umano, inviando nello spazio il satellite denominato “Chandra”. Già dal 1999 gli astrofisici hanno potuto vedere cosa c’era nello spazio: filamenti d’energia che collegano tutto, non esistono vuoti tra le cose. Braden, G., La Matrix divina, Conferenza, 30 Maggio 2007, Milano.

[7] Braden, G., La matrix divina, Conferenza 30 Maggio 2007, Milano.

Scritto da Catia Battenti per il sito WWW.LAVALLEDELVENTO.NET il 31/5/2009