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SEGUIREI GLI ESSERI DI LUCE?

Di Lorenzo Lucchetti

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Gli esseri di luce sono degli splendidi “incoraggiatori...”, ma quando abbiamo messo in pratica ciò che ci hanno detto, quando quegli incoraggiamenti sono diventati realtà, a cos’altro possono servirci, se non a mostrarci quanto eravamo piccoli?  
La divinità della razza umana è tutto ciò che vive in noi veramente il presente in tutta la sua interezza, su tutti piani, tutto il resto, comprese le vie per ottenerla, sono illusioni. Per un uomo cosciente che tutto ciò che esiste o non esiste è una sua creazione (in quanto essere divino), quale altra utilità, oltre quella di fungerci da specchio, possono avere tali esseri, come pure tutto il creato? Nessuno, a parte il goderne.
Perciò, oltreché inutile, sarebbe controproducente per me dire se esistono “esseri di luce” veramente buoni per noi. Creerei un dogma di cui non ho bisogno. Preferisco rispondere alla domanda “seguirei gli esseri di luce?” da un altro punto di vista.
È l’osservatore l’elemento principale su cui puntare l’attenzione, non l’osservato. Per esempio molti italiani considerarono gli americani dei liberatori durante, appunto, la liberazione… altri no. Sapendo che lo scopo del loro intervento era quello di ristabilire in maniera nascosta un governo fascista (vedi "Capire il potere" di Noam Chomsky), come vedere ora questa cosa, chi aveva ragione?
È semplicemente una questione di consapevolezza dell’osservatore: domandiamoci dove si trova il bene per l’osservatore. Mi sto riferendo alla coscienza, che definisce nell’insieme ciò che siamo, ed è lì la vera definizione di bene e di male in noi. Se questa coscienza prevede come “buono per noi” (faccio un esempio striminzito) la presenza di esseri che hanno potere, capacità, conoscenza del cammino, esperienze, volontà, stima di sé, che noi NON abbiamo (negando dunque la nostra onnipotenza), tali esseri di luce risultano buoni ed essenziali, così come le altre guide umane che mostrano di possedere tali qualità. Ma ciò significa che nella nostra coscienza ciò che è “buono per noi” prevede la nostra “NON onnipotenza”.
Ci sono persone che non sono in grado di accettare la propria completa divinità, di “rinascere” veramente, perché così ha deciso la loro coscienza. Non sto parlando in termini filosofici, ma concreti. Sperimentati e vissuti sulla mia pelle. Per questo è logico che io inviti ad ottenere la propria divinità, e non a cercarla: finché si è nell’atto di cercare, ancora non si è ottenuto ciò che si cerca, e non è detto che vi siano le premesse perché questo cercare (dunque “non avere”) abbia termine. Non è dunque forse molto più celere e netto andare ad operare direttamente sulla coscienza per riscoprire e riaccettare la nostra maestà sulla nostra vita, sulla nostra anima, suoi nostri pensieri, e perché no, sulla nostra società?
Avere tutti i poteri di un essere di luce, è molto più semplice che seguire il cammino da lui tracciato. È molto più semplice, appagante e salutare, oltre che meno faticoso, essere consapevole di essere Dio, che cercare di esserlo. Ma la nostra coscienza viene programmata per non essere in grado di accettare la propria assoluta divinità. Frasi come “è il cammino l’importante, non la meta” significano: vivere totalmente nel presente, e non significano affatto, come spesso ci viene raccontato: il vero scopo non è ottenere ciò che si vuole, ma il camminare per ottenerlo.

(grazie Lu)

Di Lorenzo Lucchetti

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