La cultura Televisiva sulla Pedofilia e il vero enigma
Considerazioni psicologiche e abbattimento delle credenze.
Del dott. Andrea Lucchetti – scritto per lavalledelvento.net – 20-09-2009

L’effetto che ha la televisione su una mente ignorante è indescrivibile, bombarda il circuito neuronale con una miriade di scosse stereotipate, di fulminei pregiudizi, di frasi fatte e tutto sembra così logico che si adatta alla perfezione alle sinapsi così desiderose di violenza verbale; tutti sanno cosa vuol dire: vedere un drogato, un malato di mente, un barbone o chicchessia che stia male, e sentire quella dolce sensazione che scorre lungo il corpo e che ci fa sentire normali, più normali del solito, se possibile, e con un ghigno da giustiziere etichettare gli altri come anormali, quanto ci fa piacere questa sensazione?
Bene, toglietevela dalla testa!!
Chi sono i pedofili?
A questa domanda la televisione sembra voglia rispondere ogni giorno: sono dei mostri, sono dei malati mentali, dei matti, degli alienati della società, degli errori della natura.
E voi?
Non siete diversi, e se non ne siete convinti non giovatevi della vostra saggezza e bontà perché vi accorgerete prima o poi che non siete diversi, NON SIETE DIVERSI!
Quando il mondo riconoscerà questa verità le cose andranno diversamente: l’invidia si attenuerà, la pietà avrà il sapore del cuscino su cui ci addormenteremo, la presunzione ci svelerà nudi e vuoti e l’egoismo avrà la sua immagine positiva anche sui dizionari.
Sono state classificate varie tipologie di pedofili [per approfondimenti vedi “Ho paura di me”, di Marina Valcarenghi] ma non voglio dilungarmi su argomenti troppo tecnici già ampiamente descritti in altre parti, voglio piuttosto aiutarvi a far capire che i pedofili, o “persone eccezionalmente affezionate ai bambini” come l’etimologia ci suggerisce, non sono affatto dei mostri ma persone che hanno problemi; dei problemi che risultano molto pesanti in una società occidentale come la nostra che da un paio di secoli scarsi (e quando dico due secoli non è un modo di dire, perché in realtà si hanno tantissime prove documentate di come l’amore sessuale verso i bambini ci circondi da sempre, sin dalla nascita della civiltà) ripudia con veemenza ogni abuso sui minori.
Dinamiche interne:
Tecnicamente, un pedofilo non riesce a fermare i propri impulsi primitivi.
Si ritiene, infatti, che sia rimasto ad una fase infantile in cui l’amore verso i bambini è qualcosa di irresistibile, di così vero che non riescono a capire come può un sentimento così forte e sincero essere considerato malsano.
D’altra parte, ce ne sono tanti che sanno che il loro modo di essere è considerato amorale, hanno tremendi sensi di colpa, vergogna, smarrimento, sensazioni di alienazione, non riescono a confidarsi, vivono male la loro sessualità con i potenziali partner adulti, si creano un loro mondo fantastico dove, occasionalmente o eccezionalmente, agiscono tali fantasie.
Ci sono svariate teorie sul problema della nascita della malattia o meglio del sintomo che attanaglia queste persone: c’è chi parla di fissazione a stati infantili o chi vede il nocciolo del problema nel mancato sviluppo cognitivo che non permette così un adeguata visuale delle cose e dei propri sentimenti. Poi, fra le altre teorie, ce n’è una che prediligo ed è quella dei traumi.
Va premesso che non tutti i pedofili hanno subito traumi da piccoli e neanche che ogni persona che abbia subito un trauma diventi poi pedofilo.
Nella grandissima percentuale dei casi, però, il pedofilo ha subito abusi in epoca infantile o ha partecipato visivamente, praticamente e sempre involontariamente, a violenze familiari, o è vissuto in famiglie svuotate di valori, norme e cultura civile.. e la lista dei traumi potrebbe continuare ancora.
Sono persone che, come tutti (solitamente ci si riferisce quasi sempre solo agli uomini visto che sono il 95% dei pedofili denunciati), hanno fantasie, sogni.. ma sono fantasie e sogni diversi dai nostri, che abbiamo avuto la fortuna di avere avuto famiglie che ci hanno insegnato i valori del vivere quotidiano nella società e che ci hanno aiutato a costruire una muraglia intorno al fine di riuscire ad inibire gli stinti più primitivi e a sublimarli con azioni accettate dalla morale pubblica.
Io mi sento fortunato e dovreste sentirvici anche voi. Provate ad immaginare di essere nati in un ameno villaggio di campagna dove la morale la si auto-costruisce solo all’interno della famiglia (senza contatti con la società che, in questo, è vista come normalizzatrice), dove il padre è ancora il padre-padrone e la madre è schiava mentale del marito. Se in più non siete stati dotati di forze necessarie per reagire, vi assicuro che non sareste così sicuri della vostra “normalità”.
Quindi mettetevi una mano sul cuore: ringraziate la “fortuna” (ma so che Lorenzo Lucchetti vi darebbe una definizione ben più energetica della fortuna) e abbracciate chi vi ha aiutato a diventare quel che siete!
Prospettive umane e terapeutiche:
Con questo, non voglio giustificare i pedofili. Io per primo rabbrividisco al pensiero di alcune immagini e tremo al pensare come sarà la vita di quel povero bambino/a…
Sto, però, cercando di far prendere coscienza che i pedofili meritano di essere curati come tante altre persone afflitte da disturbi, né più né meno.
Il pedofilo non ha bisogno di cure eccezionali, piuttosto ha bisogno di diventare così forte da sopravvivere ai pregiudizi della società.
E una terapia è essenziale poiché questo, in particolare, è un tipo di disturbo ad altro grado di recidività; come tale (non voglio allarmare nessuno ma rendervi coscienti) anche vent’anni di carcere per un pedofilo non serviranno a rieducarlo, perché il problema di fondo non si cura da solo, non se ne va con il passare del tempo.
Queste persone hanno bisogno, con la terapia, di andare a fondo ai loro problemi, di regredire fino all’infanzia, ricostruire una barriera inibitoria, creare una rappresentazione inconscia di ciò che è moralmente giusto e non giusto nella società in cui vivono. Devono arrivare a sciogliere il bandolo della matassa per giungere, in ultimo, ad eliminare il sintomo: la manifestazione agìta dell’eccitazione sessuale rivolta ai bambini.
Come poter agire con queste persone?
Ricordarsi che sono persone come tutti, talvolta hanno addirittura delle qualità maggiori, come sensibilità ed empatia. Soprattutto, non bisogna dimenticarsi che oltre ad essere caratterizzati per il loro spregevole sintomo, sono persone con sentimenti, bisogni, necessità, talenti, relazioni che non possono essere subordinate al loro disturbo.
Il punto di partenza della riabilitazione DEVE quindi essere tutto ciò che c’è di sano in loro, al fine di far loro scoprire un nuovo Sé, che non si senta e non debba essere alienato.
Come affrontare questo articolo:
Da una parte vorrei non allarmare nessuno, ma dall’altra vorrei sconvolgere le persone che leggeranno questo breve articolo, affinché gli orrori mediatici non si diffondano ancora di più! Mettere dei paletti all’idea che le cose brutte sono sempre fuori di noi!
Basta con questa faciloneria; basta con la certezza che la malattia mentale sia un problema per pochi reietti della società, è ipocrisia.
C’è chi dice che la malattia mentale è solo un’invenzione per farci stare più tranquilli. Non so se questa idea meriti dei sostenitori ma, senza dubbio, sapere che noi siamo “normali” non può bastare per avere il diritto di fiondarci con le nostre spade inquisitrici sulle vite di chi è in difficoltà.
Di Andrea Lucchetti







