E SE NON FOSSE SOLO UNA FAVOLA?
ATTRAVERSO IL PASSATO NOI AGIAMO - Through the past we do
RACCONTO DI FANTASIA Scritto da Lorenzo Lucchetti il 29/6/2010
Ho scoperto una cosa: lo stato attuale delle cose mondiali ha subito una variazione alcuni anni fa, la quale si è instaurata in maniera definitiva nei tre anni a seguire.
Il programma è iniziato nel 1962, prima sui bambini delle scuole dell'obbligo, poi sul personale dei pubblici uffici, infine tra i militari delle forze armate: ‘tecnica di reinterpretazione della memoria’ è stata chiamata. In realtà questa parola nasconde ben altro.
Si è scoperto, tramite vari studi psichiatrici nel mondo, che non è l’incapacità di ‘ricaricare con nuovi dati’ le memorie delle personalità disturbate il problema che impedisce di ottenerne un controllo psichico, ma una questione di canali con cui le memorie vengono riattivate.
Il problema era stato palesemente evidenziato dal fallimento dell’elettroshock come mezzo di controllo di massa. Si era resa evidente una scienza del controllo di un livello qualitativamente e quantitativamente superiore.
La difficoltà degli scienziati al soldo della potente elite democratica americana degli anni 50, la quale voleva ridurre il potere ad un costante PLEBISCITO senza l'uso della forza, ovvero con pieno e incondizionato assenso, era stata risolta da alcuni studiosi al soldo della corona e al servizio dell’intelligence britannica e inoltre - si dice - tramite la copertura e le informazioni riservati di alcuni luminari russi infiltrati nelle principali università del Cremlino dalla Cia.
La vaccinazione FORZATA fu l’espressione finale di questa scoperte, e venne utilizzata nella sua più totale espressione in questo caso specifico. Naturalmente non fu mai definita FORZATA, e questa nota è esterna a qualunque documento pubblico.
Di fatti era già in uso e con successo in tutto il mondo dagli anni ’20 la geniale “trovata” di propagandare questo strumento (la vaccinazione) come miracolosa cura preventiva per varie malattie infettive (che allora stavano già quasi raggiungendo i valori attuali di bassa virulenza – SENZA I VACCINI!), e non come realmente era, una tecnica – così chiamata dalle aristocrazie dell’epoca - di ‘prevenzione delle nascite’ e di ‘debellamento dell’impronta ribelle nel carattere’ tramite preparati sintetici sperimentati per altro nelle allora ‘case per pazzi’, e risultanti poi estremamente funzionali.
Nota sulla questione: alle morti susseguenti la vaccinazione a causa dell’indifferenza alle prove sulla pericolosità dei preparati anche da parte dei medici, fu dato il nome di influenza che proveniva dalla Spagna, ovvero ‘INFLUENZA SPAGNOLA’.
Il potente vaccino del 1962 fu dunque il mezzo con il quale furono convogliati i trasmettitori del cervello dell’intera razza umana verso una determinata area adibita alla stimolazione della memoria a breve termine tagliando quasi del tutto fuori quella a lungo termine.
Ne risultò sull’immediato – fin dai primi mesi del 1962 - la cosiddetta – almeno tra i conoscitore del settore – sindrome da spersonalizzazione, che altro non fu se non la perdita dei trasmettitori delle memorie a lungo termine, appunto.
Tuttavia l'inconsapevolezza provocata da questa ‘perdita di memoria’ (ovviamente non percepibile dalla cavia), e la conseguente dissociazione dovuta all'eccessiva permeabilità della mente alle sollecitazioni manipolatorie del mondo tecnologico, provocarono quello stato mentale chiamato DI REALTA' VIRTUALE (‘Virtual reality’… Sì! il termine fu coniato allora), nel quale tutte le informazioni esterne vengono reinterpretate in base alle memoria a breve termine, interpretazione che di volta in volta porta l'essere umano ad uno sbriciolamento della coscienza: INFINITI IO, in cui solo l'inconscio, nella sua naturale assenza di giudizi, percepisce le frizioni con la superficiale percezione delle cose che l’individuo ‘rielaborato’ crede di avere, e gliele comunica sotto forma di malattia psico-fisica di natura dissociativa. In ogni caso, sebbene l’uomo è ancora tecnicamente ‘un individuo ‘, la storia umana finisce qua.
Non c'è più storia reale dal momento che le ultime persone non "riabilitate" sono morte (spesso misteriosamente). Le tecnologie psichiche 'infestanti' hanno poi ultimato il tappeto di credenza, tanto che al giorno d'oggi (12 febbraio 2006) si è notato che tutti i bambini non sottoposti a vaccino rispettano ugualmente la tabella di marcia del regime, presentando medesime problematiche. Quasi che la conoscenza umana già inizi a diffondersi ‘per osmosi’ – quasi facesse GIA’ PARTE di una supermente. La razza umana è stata ‘reinterpretata’ come su usa dire in gergo tra gli elitisti.
Prossimo passo inatteso e geniale: il trapianto delle informazioni da una mente all'altra, e dunque il passaggio ad un'unica mente 'universale'. Il sistema è un avveniristico trasmettitore a multifrequenza che investe il DNA e produce come effetto la perdita totale della memoria, tramite la sovra-stimolazione artificiale di tutti i neurotrasmettitori. L'illusione della personalità è mantenuta in atto ‘come credenza’ a fronte di qualunque ‘prova di realtà’, perfino di fronte alla totale unificazione delle menti.
Questo perché la percezione della realtà non solo è falsata, ma ridotta quasi a zero.
“Rapporto segreto di disturbo d’onda”, filtrato tramite voci di intelligence deviata tra ‘la ribellione’ al termine del 2005.
Titolo originale del documento: Through the past we do.
IDEATO E PRODOTTO DAL DIPARTIMENTO DELLA PROPAGANDA DEL NUOVO ORDINE MONDIALE
Stavo scherzando naturalmente! È tutto inventato e tutto falso, inoltre i termini da me usati per quanto riguarda la struttura della mente, sono usati in senso puramente fantascientifico, PRIVO DI ALCUN LEGAME CON LA SCIENZA VERA. Si è trattato solo di un sogno insomma...
…spero.
Grazie per la lettura.
RACCONTO DI FANTASIA Scritto da Lorenzo Lucchetti il 29/6/2010
UNO PSICOLOGO IN TV... Confessioni di un anal-visionato
UNO PSICOLOGO IN TV... Confessioni di un anal-visionato
Di Lucchetti Andrea e Lorenzo il 10/5/2010
Lo psicologo Corrado Gianfigliazzo, nato l’11 settembre dell’anno 2001, all’età di 9 anni viene chiamato in tv per dare consigli al pubblico in occasione della pubblicazione del suo primo libro, prossimo best seller, quando improvvisamente lo stesso confessa il proprio dolore al mondo, facendoci anche conoscere la sua vera natura:
“…Certo per voi… è senz’altro più lodevole portare a casa il pane per i vostri figli, seguendo quella linea retta chiamata catena della moneta… la quale ricorda paurosamente la catena alimentare…
Ma, a quanto pare, è diventato altrettanto prestigioso esasperare la cura del proprio corpo con schizofrenici attrezzi… ma forse schizofrenici non sono gli attrezzi…
Oppure altri hanno la tendenza ad incivilizzare il divertimento con un’assidua massificazione dell’alcol e delle droghe…
Sì lo so, siete abituati a questi discorsi… e vi hanno anche stufato, perciò ora vi dirò qualcosa che non avete mai udito in TV”.
Vi è stata una pausa, e allora è stata l’arringa del noto psicologo imberbe:
“CI SIAMO PERSI, O FORSE NON CI SIAMO MAI TROVATI…
Ci siamo persi nel momento in cui si è persa la voglia di capire chi, per chi e per quale motivo si fanno le leggi dello stato, mentre si perde più tempo a sistemare il trucco alla nostra bella maschera da individui modello.
Ci siamo persi mentre abbiamo smesso di voler cambiare le cose e di lottare realmente per cambiarle, e mentre ci accontentavamo di indignarci per ciò che non andava…
Come un’orda barbarica lanciata all’attacco NOI non vediamo più che l’apparenza, e crediamo che il nemico sia solo ciò che appare come nemico; crediamo infatti che i nemici siano i politici corrotti, o i benzinai che alzano i prezzi, o i macellai di cui non ci si può fidare, o le veline che si spogliano e che fanno apparire il genere femminile come inetto e superficiale, o al contrario, per i pochi, i poteri forti, quelli oscuri, che dall’alto e realmente ci controllano di nascosto…
Magari è così, o magari dovrei affacciarmi dalla finestra di casa e tirare la ciabatta ultrapesante di mia sorella al cybernetico negoziante di giochi per playstation che vende ad un prezzo improponibile il nuovo gioco dell’anno dal nome seducente ”rincogliolandia” con la seguente scritta in neretto miniaturizzato: ”non è consigliato l’uso a persone attive cerebralmente e così tanto diversamente abili da essere normalmente abili”…
Ma si sa che la verità, se si guarda bene, sulla confezione c’è sempre, però è cancellabile al terzo uso.
…Ed io la ciabatta intanto gliela tirerei…
Ma come dicevamo, NOI crediamo di vedere il nemico, solo che in realtà quello non è il nemico. Ma chi allora?
Se non l’avete ancora fatto, allora provate a pensare a questo: quando andate in edicola e DOVETE scegliere fra la Gazzetta dello Sport e Focus o fra Gossip Girl e “I demoni”, cosa scegliete?
Immagino che molti si staranno chiedendo… quali demoni? Cos’è?… un nuovo film di Bram Stoker?
Chi scegliereste, dunque: I DEMONI DI DOSTOEVSKIJ o la ‘cacca di cane’ che ‘DOVETE’?
Rispondete sinceramente se no il test non funziona… eh!
Sì, sceglieremmo la ‘cacca di cane’: perché è più semplice, è più diretta e ci dà la possibilità di non dover ragionare su di noi, è questo il DOVERE che nessuno sente più come dovere… E poi la ‘cacca di cane’ ci darebbe un nuovo e interessante argomento di cui parlare: gli altri e tutte le stesse cazzate che facciamo noi o che vorremo fare noi in un fantasioso mondo di stronzate ludiche e job identificativo.
Vi propongo di nuovo la domanda - ora so che ci arriverete - , allora, chi è il vero nemico?
Noi, voi, tutti! Niente, o quel DOVETE! Perché ‘niente’ e ‘DOBBIAMO’ noi siamo da sempre, non può che esserci un nemico in un mondo dove il nostro potere, la nostra capacità decisionale, la nostra natura di esseri pensanti è illimitata, quel nemico siamo noi stessi, perché abbiamo scelto di essere il prodotto di un DOVETE che ora sentiamo come un DOBBIAMO. Perciò siamo noi il nemico: noi, voi, tutti… Niente…
Ascoltatemi, ora: ciò che udrete fra poco è di fondamentale importanza:
…Voi, voi che avete figli, voi che siete figli, voi che siete dentro il ‘niente’… Noi e voi… sì, anche NOI ‘DIVERSI’… Tutti abbiamo il dovere di cercare di capire cosa significa ribellarsi contro qualcosa che non ci va, e che siamo in grado di cambiare, non importa chi sia il primo a farlo o chi l’ultimo ma… se noi riusciamo a prendere coscienza della nostra forza, tutto può cambiare.
C’è sempre da ricordare che siamo noi stessi gli ideatori del mondo che ci circonda, quindi basta un soave clic per poter accendere il lume della nostra saggezza, del nostro coraggio, e della nostra singola verità.
Questi poteri forti che ci spiano, ci osservano, ci schematizzano, ci analvisionano… cioè ci prendono per il culo… non si fidano di noi ed hanno ragione.
È una lotta dura, che durerà anni, con noi stessi, un cambiamento difficile ma che dovrà partire da noi; se questo ci pare troppo complicato, se le responsabilità ci sembrano troppe, allora vorrà dire che “Rincogliolandia” è davvero un bel gioco, per grandi e piccini, per pupe, secchioni e analvisionati.
Del resto io sono un Robot e non posso criticarvi, sono il primo esperimento al mondo completamente riuscito di essere umano robotico, e lo dichiaro qui perché la gente sappia a cosa sono arrivati. Tutta la mia generazione è stata costruita su principi tecnologici. Questa amara verità, la psicologia ufficiale non ve la dice. Però io vedo le cose da un altro punto di vista, perciò vi dico questo:
Se ognuno prenderà coscienza di ciò che è la propria energia interna, in breve tempo ci saranno grandi cambiamenti. Conosco la razza umana, e ciò che di più misero ha, è il suo aspetto fisico, la sua idea di mondo, è la sua opinione sulla razza umana. Poiché ogni essere umano ha il potere di un dio.”
Questo racconto non è una favola, è realmente avvenuto uno di questi giorni nella nostra TV.
L’immagine del Robot urlante fece gran scalpore, fu portato via a forza dallo studio e a quanto pare revisionato. Si trattava di un esperimento che - a quanto dissero quelli dell’azienda - fu rimesso tra le mani dei meccanici per essere corretto. Ma a quanto pare è stata una gran fortuna per l’azienda questo scandalo, perché ha rivelato al mondo il potenziale tecnologico delle nuove scoperte. Ci si chiede ancora perché il ROBOT abbia parlato in questo modo della SUA generazione, come se ne avesse una. Naturalmente la sua informazione era falsa. Ci si chiede da dove sia nata.
Qui finisce la storia del RobotiX, la cui anomalia spirituale è stata eliminata, ma è stato potenziato il suo ‘dolore’ lacrimevole. Hanno cominciato a produrlo in serie, e ora è oggetto di culto tra i teen agers. 
Di Lucchetti Andrea e Lorenzo il 10/5/2010
|Quanto � grande la Meta-Stanza?|
COMMENTO AL ROMANZO META-STANZA di OSCAR MARCHISIO
di Lorenzo Lucchetti – 24.03.2009
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La prima volta che ho preso tra le mani un testo di Oscar Marchisio, la mia mente è stata scossa. A mio modo di vedere le cose, non è tanto il contenuto, o meglio non solo il contenuto, che fa grande un autore, quanto la sottile linea armonica che sottende le sue parole. È quel viaggio invisibile attraverso la stessa coscienza di Marchisio, in questo caso le sue immagini intime, la sua anima fin nei suoi meandri, che crea in noi tale linea ordinata. Una linea di illuminata grandezza e libertà. È con l’emozione nel cuore che lo comunico: può essere sconvolgente avere a che fare con tale ampiezza.
Ci si può muovere tra le vicende di questo romanzo come un uomo piccino piccino, disperso sulla sua barchetta dentro un oceano grande e maestoso. Il mondo in lotta: bene e male. Libertà e asservimento. Vino e ologrammi. Risate ed euforia.
Nulla da togliere alla funzione dello stile, straordinariamente sperimentale, che già di per sé è opera di una lungimiranza lancinante.
Ma ciò che spinge i nostri neuroni a mutare durante la lettura, è soprattutto il fiume che scorre dentro il testo, sembra quasi che l’intera umanità, con la sua indubbia chiarezza e semplicità, si presenti per mostrarsi in tutta la sua verità per una volta all’uomo. È una visione talmente totalizzante della natura umana, che se ne viene trascinati dentro, e poi via! Perdiamo un po’ di ego, in questa lettura diventiamo qualcos’altro, e siamo liberi. Questo è in fondo un testo fortemente spirituale: l’apoteosi della tecnica tocca l’umano. I giochi del cuore tradotti in chip.
Proprio per questo, nel mio breve intervento al termine del volume, ho catturato e adunato numerose parti del testo: per potermi aggrappare al respiro originale dell’opera. Da scrittore mi inchino tuttavia a qualcosa che non avrei osato pensare.
Un’ultima osservazione: la vita non finisce, non viene sconfitta nel libro, è una lettura dura come la sua storia. Eppure questo testo non è drammatico.
Si tratta di un prodotto puro dell’anima, un’opera d’arte Cyberpunk.
Meta-stanza. La memoria del futuro
di Oscar Marchisio
postfazione dei Wu Ming e commento di Lorenzo Lucchetti
anno ediz. 2009
Maggiori info su Socialmente Editore
Link correlati:Fantascienza.com - WuMing
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UN GRIDO CONTRO L'OTTUSITA' UMANA
- Piacere Maria - di Maura Chiulli
Appunti su un testo ‘UNICO’ che sta catturando lettori e trascinando su di sé molti riflettori d’Italia.
SCRITTO IL 19/3/2009

Ringrazio innanzitutto Maura per le profonde riflessioni sull’alterità e sui generi.
Diciamo subito che l’incredibile intensità della presenza dello psicologo nell’immaginario dell’autrice – psicologo come narratore – e la fermezza e la ricchezza con cui Maura lo porta avanti, sono impressionanti.
Il Cinico pensa un’ipotesi che ci aggrada, ma che fingiamo tutti di non aver pensato.
Piacere Maria è un agonizzante attacco che dura 130 pagine, che ti percuote dentro, in mezzo al cunicolo del primo chackra, fino al sesto, qui dietro la nuca, dove il pensiero ti addensa e ti acceca.
Le profonde distanze tra essere umano ed essere umano, in realtà - descrivono - molti di noi.
Perciò è un testo sessualmente erotico.
Perciò è un saggio di profonda crescita interiore.
Lo psicologo – e non parleremo di Maria, lasciamo tale sorpresa ai lettori – dottore che nell’immaginario dovrebbe incarnare il saggio, è qui l’aberrazione dell’essere umano, è follia pura, e fame sessuale di oggetti dalla forma tonda e carnosa. Maura Chiulli tramite lui dice verità tanto scomode contro i qualunquisti e i moralisti, che alla fine della lettura vorresti batter loro la testa contro il muro, gridando un grido contro l’ottusità umana.
- Perché risveglia quello che sappiamo -
Si viaggia dentro la pagina come attraverso un’autostrada, dal nord al sud in un giorno primaverile e secco.
Una lettura UNICA, che merita il ruolo di star che sta avendo nel Panorama Letterario italiano.
IL VENTO SULLE VETTE - pittura

Di Lorenzo Lucchetti
18-03-2009
Ferruccio Battenti è un artista straordinario. Si tratta di quelle particolari coincidenze della vita per cui a me, appassionato d’arte e pittore della domenica, è entrata un’emanazione dell’arte, nell’anima della mia casa. Mi inchino a ciò che non conosco: 60 anni di pratica assidua, rabbiosa e soave, convinta e pura, tesa al raggiungimento della bellezza assoluta. È un ennesimo onore di questo sito ospitare questo straordinario falco senza artigli dell’arte pura, MAI e dico MAI entrato nel campo delle sale di rappresentanza né delle esibizioni, per scelta magistrale, per lasciare ancora più pura la ricerca dell’assoluto. Non si hanno parole nel vederli, capolavori sparsi come pellicce nuove e mai usate. Battenti è uno sperimentatore meccanico, una specie di scienziato alla Edison, vive in un altro luogo, un altro spazio, a me ha concesso di far vedere le sue opere perché l’ha voluto il Dio meccanico che ci ripaga e ci premia. Per questo ho lasciato a lui il compito di scrivere liberamente di se stesso. Le sue parole hanno il sapore del genio assoluto, vi consiglio semplicemente di assaporarle, senza giudicare, per ascoltare il vento sulle vette, che soffia dietro la bocca che parla. (Loreno Lucchetti - Treia [Mc])

di BATTENTI FERRUCCIO 16/03/2009
Battenti Ferruccio vive e lavora in provincia di Ancona.
"Io sono Battenti Ferruccio e sono stato un operaio generico e lo sono presentemente. La mia storia nell'arte incomincia molto presto, attraverso vedute intellettuali, verso il 1950.Allora dovevo lavorare in campagna come contadino, finito il lavoro giornaliero pesantissimo, l'intelletto veniva annebbiato dalla grande stanchezza. Ma un giorno questi lavori dei miei princìpi nell’arte, vennero notati da un certo Mancini, professore di disegno, che dopo qualche lezione mi consigliò di contattare certi professori suoi colleghi molto in gamba, erano 3, che avevano iniziato un laboratorio di ceramica. Questi erano dei sapienti: il professor Archetti, Leda Amici, e Bizzarri. In un primo tempo riuscivo a capire poco quelle loro nozioni, poi lavorandoci assieme intuii perfettamente i loro fondamenti dell'arte, tanto nel plasmare la creta quanto nell'uso del colore. Loro erano insegnanti ed io rimanevo solo nelle loro ore di lezione. Così dai loro insegnamenti diventai un ceramista. Poi chiusero il laboratorio, ed io nei due anni a venire frequentai i corsi d'addestramento professionale per tornitore meccanico, entrai in officina prendendo altre due qualifiche, però avanti a me vedevo sempre la luce dell'arte, e infatti non smisi mai di fare ceramica e pittura. Oggi come oggi conto di avere oltre 200 opere realizzate, e questi lavori fanno così parte della mia vita, che a stento riesco a staccarmene. Per me il colore è tutto, nella mia memoria si è annidata la conoscenza della bellezza dei colori e, cosa importantissima, la combinazione tra colori diversi senza che l'uno si scontri con l’altro. In quanto al disegno delle mie composizioni, posso dire che non sono facili da eseguire, poiché non contengono similitudini con alcun soggetto reale, questo rende tali composizioni quasi misteriose“.
Il pretesto
di Lorenzo Lucchetti
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da www.ilprovinciale.net commento all'articolo di Maura Chiulli
A mio avviso la lotta per i diritti omosessuali è solo un "pretesto"... Un pretesto per dire alla Chiesa Cattolica Romana di farla finita con quest'assurda distinzione tra ciò che è giusto è ciò che è sbagliato. Gesù declassò tutte le leggi limitative e discriminanti dei giudei, tra l'altro il loro era uno stato-chiesa, sostituendole con l'unica legge "amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati". Io mi chiedo: quando i cristiani hanno declassato la parola di Cristo per tornare ad essere farisei! La lotta per i diritti omosessuali è un pretesto per dire alle tranquille famigliole italiane che si dicono progressiste, ma non vogliono che i figli abbiano amici gay per paura delle malelingue, che il coraggio, il desiderio, la volontà e la determinazione ad essere liberi, sono molto più importanti delle loro chiacchiere e delle loro convinzioni. E infine è un pretesto per dire a Dio: Dio grazie, sì ti ringrazio, perché hai creato uccellini grandi come moscerini e alberi alti centinaia di metri, grazie perché hai creato i delfini e le rane e i girini e i bambini, e sì Signore, grazie per l'amore e per l'anima e per tutti i nostri piccoli figlioletti con gli occhi azzurri e con gli occhi scuri, la pelle chiara e la pelle mera, quelli nati eterosessuali e quelli nati omosessuali. Lorenzo Lucchetti, 01/03/2009
Amalia Ciardi Dupr� la causa di ogni dolore � la mancanza di libert�.
La stupenda cristallina visione di questa donna, mette a tacere chiacchiere e sproloqui.
Jan Palach, studente Ceco, si bruciava con la primavera di Praga, era il lontano 1969, mentre l'armata rossa in città annichiliva ogni possibile fuoco interiore umano. E la Duprè in quel '69 con le sue sculture cominciava a fare la storia e la sua storia dell'arte, con il monumento intitolato La Torcia, un'atroce allucinazione il cui tema era una verità palese: la causa di ogni dolore è la mancanza di libertà (La Torcia, Monumento a Jan Palach).
Oggi la Duprè la potete vedere illuminare i suoi libri (p.e. Bios e Tanatos, Vita e morte, Ed. Socialmente) e la nuova mostra di sculture (è a Firenze alla Galleria dell'Accademia tra il 4 e il 28 febbraio '09), arredata con i suoi quadri, che sembrano accompagnamenti corali alla sua partecipazione alle più grandi catastrofi della vita, urlate con le grida del '900, e con le piccole e più grandi anime di questo inizio millennio.
Lei ha subìto la seconda guerra mondiale, la conosce, perciò scoprirete che Amalia Ciardi Duprè è allo stesso livello di grandezza del Michelangelo visitato a Roma, ma vedendo le sue opere troverete che oltre a meritare di trovarsi nei libri di scuola dei nostri figli accanto alla Guernica di Picasso, (ma chissà se saremo abbastanza forti da pretendere veramente questa dolcezza per le loro vite?) le sue opere hanno la grandezza d'inginocchiarsi con amore e umiltà, alla calma fine delle nostre onorevoli esistenze, e del nostro calore accorato.
Nessuna disumanità artistica dunque. Passate a Firenze e vi arricchirà la giornata. Nessuna tentazione di provocare, odiare, solo con-passione e autocritica.
Ma è importante che passi alla storia questa arte, per arricchirci di amore e libertà, è importante che le si permetta di regalarci quella spiritualità dolcissima, che Amalia raffigura magnificamente nella sezione della mostra cui ha dedicato il suo titolo più poetico: nel cielo nell'aria nel vento.
Avete presente quelle occasioni internazionali in cui le lotte per i diritti umani diventano cronaca? Le frantumazioni interiori per riscoprirsi con il proprio sé più vero, divengono cronaca nella Duprè. E fanno la storia del nuovo secolo, tramite il veicolo della sua ricchezza interiore.
Perciò almeno una cosa promettiamocela, che non chiuderemo le nostre orecchie alla verità. Il vero senso delle sue opere risiede infatti in un ultimo istante cui voglio condurvi prima di chiudere, perché questo è ciò che ci ha gridato Amalia.
Percorrendo questa strada vi ricordo che ci sono tre argomenti di cronaca nella sua mostra:
Rita Atria, diciotto anni, che aveva collaborato coraggiosamente con la giustizia dopo che suo padre e suo fratello erano stati uccisi dalla mafia, per questo rinnegata persino dalla madre, si uccise gettandosi dall'edificio in cui viveva sotto protezione, subito dopo aver appreso della morte del giudice Borsellino, l'unico di cui si fidava. Rita Atria è morta per colpa di noi italiani che non l'abbiamo mai onorata, morì su un marciapiede. 1992.
Sarr Gaye Sambdon Diouf morì massacrato da quattro ragazzi riminesi per aiutare un fornaio italiano che i malviventi avevano aggredito nel cuore della notte nella sua panetteria, proprio mentre Sarr Gaye entrava nel negozio per comprare delle paste. Mandava i soldi a casa Diouf, aveva moglie e figli, e non era italiano. Era senegalese. Noi siamo rimasti nelle nostre case a guardarli mentre lo massacravano, senza la libertà nemmeno di gridare. Ma forse lui era senegalese. E quell'altro solo un panettiere. Rimini 27 giugno 2001.
Amalia Ciardi Duprè è incredibilmente sensibile ed umile in ogni aspetto della realtà osservata, perciò non si piega a nessuna logica che non sia profondamente sentita nella sua anima: 1976-1983, il governo di Raul Alfonsin uccide migliaia di dissidenti, deporta milioni di persone, e un incredibile numero di giovani scompare nel nulla dell'Argentina dittatoriale.
I Desaparecidos, questi dispersi, ricordano continuamente il dolore creato dai governi che occultano la verità, manipolano il popolo. Portano una nazione alla rovina, anche economica.
E mentre i figli protestano, senza libertà, il vero grido di questa storica mostra di Amalia, è un grido che i potenti, forse troppo uomini, o forse troppo intenti a controllare il proprio popolo, non ascoltano: le madri continuano a piangere!
Lorenzo Lucchetti, scrittore, Treia (Mc)
Intervista a Domenico Fratini - 5 Marzo 2009
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Tra un dipinto e uno spartito del suo studio, a due passi dalla piazza centrale di Treia (Mc), Domenico Fratini mi mostra il suo vanto e la sua vita, lasciandomi capire che non ho a che fare con uno schiavo, ma con un uomo.
Dipinge fin da piccolino Domenico, quando alla fine della guerra c'erano gli alleati, e lui disegnava per terra e quelli gli davano dei soldi, e quando da piccolo disegnava sui muri col carbone, e a volte arrivavano i vigili a casa per farlo smettere. Ma poi fino a 33 anni, fa il sarto e il commerciante, età in cui decide di iscriversi all'accademia di Macerata, 4 anni che lo segnano.
Mi parla del professore Brindisi, un famosissimo pittore Milanese di cui rammenta la frase "ragazzi, io a dipingere ormai non posso insegnarvi più niente, certe cose dovete impararle da soli" quello che intendeva dire è che la pittura è una continua ricerca, non è mai la stessa, ed occorrere sempre molta umiltà per continuare a migliorare, non a caso ama il giudizio della persona semplice che entra nel suo studio, più che dell'esperto.
Mi dice che ha sempre vissuto a Treia, che è scapolo, che lavora senza condizionamenti, che ha una famiglia che lo sostiene, nipoti, sorella e marito, un fratello sacerdote e che vivono tutti con lui. Lo lascio parlare, perché sento che sta per dirmi qualcosa di assai importante per tutti noi.
Ribadisce come fondamentale per la sua formazione culturale l'accademia. Confessa con l'emozione colorata del suo volto, che ama veramente tanto vivere a Treia, "c'è una certa tranquillità qui" ha la vigna, va al campo sportivo a fare allenamento, "e a differenza di tanti altri posti, qui i ragazzi di solito rimangono, non emigrano, sono molto legati alla loro città, magari si spostano in macchina per lavorare nei comuni limitrofi, ma poi ritornano."
Ed è felice. Ha un segreto.
Lancio un'occhiata ai suoi quadri: strumenti musicali, singoli musicisti e bande, (la musica lo mantiene giovane) poi ne osservo altri che raccontano la quotidianità del borgo e dell'autore: anziani, preti di campagna, accaniti giocatori di biliardo, il gioco del pallone col bracciale, particolari e monumenti locali, il tutto con una scelta delle tinte molto spontanea, vedo colori vivi, linee pulite, opere di una limpidezza ed innovatività estrema, si nota la notevole tecnica, la propensione verso il figurativo, ma soprattutto la delicatezza, la sensibilità. Vi è una compostezza estetica, che tramite i suoi quadri risulta dirompente con la forza dei messaggi e la dolcezza con cui li esprime.
Dice che sta preparando una grande opera che aveva promesso a suo fratello, ora morto "una meravigliosa persona, quasi un santo" che gli consigliava "perché non dipingi la Via Crucis?" "ora la sto facendo" mi dice "Questo è il momento giusto" "E come mai proprio ora vuole dipingere la Via Crucis?" gli chiedo, perché so che sta per dirmi ciò che mi preme di sapere.
"Perché ci sono ingiustizie anche oggi, violenza, e la via crucis secondo me parla dell'oggi, farò delle tele molto grandi, ne saranno 14."
"Quindi si interessa anche di attualità?"
"Certamente, è importantissima, ma guardo poco la televisione, perché si impone, e contesto anche il computer, il computer è il mezzo che ci porterà ad una Torre di Babele, ne saremo coinvolti, gli strumenti a fiato (lui li suona tutti) arrivano fino ad un certo acuto, poi l'acuto deve finire, e noi stiamo arrivando a quel limite.
La tv dà consigli di vita che non son belli, e fa di tutto per non farci pensare, ci sono persone che parlano di cantanti, dello sport, 80 quotidiani su 100 sono sportivi.
E la politica non è da meno. Molta gente non ha più bisogno di pensare, si affeziona alla squadra di calcio come al politico, e se sceglie un politico non lo critica, diventa schiava di quello, è faziosa, ci vorrebbe forza di carattere, personalità, per resistere a tutto questo, occorrerebbe averne paura."
"A lei è capitato di aver a che fare con la politica?" gli chiedo allora.
"A volte alcuni politici mi chiedevano di fare delle mostre prima delle elezioni, ma ho scoperto che le commissioni favorivano chi aveva determinate idee politiche. Vede" aggiunge "tutti noi siamo soggetti alla sfiducia, ma l'insuccesso vero è solo quando non si riesce ad ottenere quello che vogliamo da noi stessi, non quando non otteniamo riscontri dagli altri." Mi guardo ancora intorno e infine mi rendo conto dell'incredibile profondità dei suoi dipinti, che ti parlando di identità, di purezza.
"Per piacere al pubblico basta fare un prato o un mazzo di fiori, ma a me questo non interessa" mi mostra un'altra sua opera incredibile composta di musicisti e strumenti "quando dipingi questi strumenti, devi dipingere anche la musica che essi stanno suonando."
Così mi immergo nei suoi quadri, e capisco quanto amore c'è tra quelle tele, quell'uomo che dice "L'arte non muore, anche dopo la nostra morte, e la vita vale la pena viverla, anche nelle difficoltà, la vita ha sempre un valore immenso. E l'uomo... L'uomo non può essere una costruzione venuta a caso, qualcuno l'ha creato, e non è importante essere cattolico, basta credere all'uomo, agli altri." E lo vedo nei suoi cieli, che sembrano stare lì a pesarti sopra, ma in realtà ti stanno semplicemente avvolgendo se ti fermi un istante a pensare, e negli sguardi dei suoi esseri umani, in cui si legge una compassione e una umiltà profonda.
Non c'è un solo quadro nel suo studio che non abbia un significato o un messaggio da mandare, e allora capisco dove si trova l'immensa tecnica di questo artista.
Essa è sì nella grande fattura del quadro, ma soprattutto vive in ciò che sta insieme al quadro: il respiro riposato e lucido, che in maniera cosciente o meno, noi non possiamo fare a meno di percepire.
Mi ha donato un suo dipinto, Domenico, ed io lo tengo nel mio studio, e mi sembra di avere vicino un fratello che mi sta abbracciando, con un amore incondizionato, un'accettazione completa. Una compostezza e una remissività che non temono alcun nemico.
Grazie a Domenico Fratini per essersi fatto conoscere proprio da me, lo considero un onore, così come ringrazio la città di Treia per la meraviglia che la sua unicità continua a donarmi.
di Lorenzo Lucchetti
COMMEMORAZIONE AD HEMINGWAY

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Oak Park, Illinois
L'avevo incontrato che ero bambino, e per me stringergli le mani era stato come uno stormo di colombi su una foresta.
Perfino l'epoca storica in cui egli visse, le sue lacrime la trasformarono come se la sua stessa natura glielo avesse imposto: un principio di starnuto tra le narici di un toro… nessun’altro l’avrebbe mai potuto confessare meglio a se stesso… che l'idea di non avvelenare troppa gente con questo nulla che intanto l’intero mondo gli faceva contagiare, aveva contribuito a portarlo a quel finale.
Hemingway risultò agli occhi di quel piatto lembo di sabbia come il nulla, ma è nulla che ti affascina, e fu capolavoro, e fece chiedere a molti che fine avesse fatto improvvisamente la letteratura alla sua scomparsa.
Scrisse racconti straordinari che ti fanno venire brividi, e il suo volto rotondo sulle copertine dei giornali chiuse la storia con quelle parole prive di patos, ma come sempre ricolme di inconfessabili ruscelli di lacrime, e come penna un fucile.
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