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I DESIDERI DI SION: diritto della LIBERTA', dovere dell'UGUAGLIANZA, concetto della FRATELLANZA.

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DESIDERI DISCUTIBILI NEI SOGNI DI SION - I protocolli

Di Lorenzo Lucchetti , scritto il 31-10-2009
Ho desiderato introdurre appena una delle letture più sconvolgenti della storia della natura segreta del mondo. Il testo di riferimento è l’incredibile e spaventoso “Le società segrete e il loro potere nel ventesimo secolo” di Jan van Helsing, in particolare “I protocolli delle riunioni degli anziani eruditi di Sion”.
SGOMENTO COME PREMESSA
Non ho mai creduto che un uomo da solo potesse fare ciò che ha fatto un Hitler, uno Stalin, un Gorbaciov, e ora la mia anima fatica a leggere un testo di tale orrore. È per questo che le poche pagine che seguono sfiorano appena la mole scioccante di sconcertanti deduzioni di una possibile classe di potere mondiale. Le forti contraddizioni inerenti la natura del testo… non possono distogliere la nostra ragione dal fatto che tale testo è ciò che di più realistico si potrebbe dire riguardo un presunto governo mondiale, soprattutto in linea col raccapriccio per i fatti che si stanno verificando.
Propongo dunque un estratto dei primi dieci capitoli (protocolli), lasciando a parole d’altri… innominabili… oscene… saporitamente avide di follia, il realismo che ne esce, del mondo attuale.

I 24 PROTOCOLLI DEI SAVI DI SION
Pubblicato nel 1919, traduzione di un libro stampato a Tsarkoye Sielo in Russia, nell'anno 1905.
Debbo prevenire i miei lettori, che non devono portare una copia di questa traduzione in Russia, giacché chiunque ivi ne fosse trovato in possesso sarebbe immediatamente fucilato dai Bolscevichi, quale portatore di "propaganda reazionaria".
Il libro consiste di appunti su conferenze fatte a studenti ebrei a Parigi nell'anno 1901.

Estratti dai protocolli da I fino a Xsavi_di_sion_filamenti_556

DEFINITIVO PREAMBOLO (di L.L.)
I Protocolli sono stati indiscutibilmente pubblicati in Russia nel 1905, e posti realmente nel British Museum nel 1906. Nessuno può negare che un programma reso pubblico nel 1905, al di la dei contenziosi sul: è un vero o è un falso (noterete la sicurezza con cui wikipedia lo definisce un falso, con tanto di presunte prove), abbia oggi il suo stupefacente, spaventoso adempimento, e non solo in generale, ma in una moltitudine impressionante di punti particolari.

IL TESTO
Goys: parola ebraica per definire tutti i Gentili.
La libertà politica non è un fatto, ma una idea.
Oggi giorno la potenza dell'oro ha sopraffatto i regimi liberali, e chi vuol regnare deve ricorrere all'astuzia ed all'ipocrisia.
Nel passato noi (ebrei) fummo i primi a gettare al popolo le parole d'ordine: "Libertà, uguaglianza, fratellanza". I Gentili sedicenti dotti e gli intelligenti, non percepirono quanto fossero astratte le parole che pronunciavano e non si accorsero che queste parole non solo non si accordavano, ma si contraddicevano addirittura.
Il nostro trionfo fu facilitato dal fatto, che noi, mediante le nostre relazioni con persone che erano indispensabili, abbiamo sempre agito sulla parte suscettibile della mente umana; cioè sfruttando l'avidità di guadagno delle nostre vittime, la loro ingordigia, la loro instabilità, nonché profittando delle esigenze naturali dell'uomo, poiché ognuna di queste debolezze, presa da sé, è capace di distruggere l'iniziativa, ponendo così la potenza volitiva del popolo in balìa di coloro che vorrebbero privarlo di tutto il suo potere di iniziativa. Il fatto che i rappresentanti della Nazione possono essere destituiti li diede in nostro potere e fece sì che la loro nomina fosse praticamente nelle nostre mani.
Per il futuro sceglieremo fra il pubblico amministratori che abbiano tendenze servili. Essi non avranno esperienza dell'arte di governare, e perciò saranno facilmente trasformati in altrettante pedine del nostro giuoco.
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LE LEGGI
Lasciamoli nella convinzione che le leggi teoriche, che abbiamo ispirato loro, siano per essi di suprema importanza. Con questa mèta in vista e coll'aiuto della nostra stampa, aumentiamo continuamente la loro cieca fiducia in queste leggi. Le classi istruite dei Gentili si vanteranno della propria erudizione e metteranno in pratica, senza verificarle, le cognizioni ottenute dalla scienza che i nostri agenti scodellarono loro allo scopo prefisso di educarne le menti secondo le nostre direttive.
Non crediate che le nostre asserzioni siano parole vane: notate il successo di Darwin, di Marx e di Nietsche, che fu intieramente preparato da noi.
Per indurre gli amanti del potere a fare cattivo uso dei loro diritti, aizzammo tutte le Potenze, le une contro le altre, incoraggiandone le tendenze liberali verso l'indipendenza. I governi li abbiamo trasformati in arene dove si combattono le guerre di partito. Fra poco il disordine ed il fallimento appariranno ovunque.

LIBERTA’
Ponemmo cura di inserire nelle costituzioni molti diritti che per le masse sono puramente fittizi. Date le condizioni attuali della scienza, che segue una linea tracciata da noi, la plebe, nella sua ignoranza, crede ciecamente nelle parole stampate e nelle illusioni erronee opportunamente ispirate da noi, ed odia tutte le classi che crede più elevate della sua.
Quando noi arriveremo al potere, dovremo cancellare la parola "libertà" dal dizionario umano, dovremo cancellare persino il concetto di Dio dalle menti dei Cristiani, rimpiazzandolo con calcoli aritmetici e bisogni materiali. Organizzeremo un governo fortemente centralizzato, in modo da acquistare le forze sociali per noi. I gentili comprenderanno, che la miglior via da seguire è quella di non avere opinioni in fatto di politica; la politica non essendo cosa da essere intesa dal pubblico, ma riservata soltanto ai dirigenti gli affari.

COME SCONFIGGERLI?
Non vi è nulla di più dannoso dell'iniziativa individuale: se è assecondata dall'intelligenza essa ci può recare maggior danno dei milioni di esseri che abbiamo aizzato a dilaniarsi vicendevolmente.

E INFINE…
Il principale successo in politica consiste nel grado di segretezza impiegato nel conseguirlo. Le azioni di un diplomatico non devono corrispondere alle sue parole. Per giovare al nostro piano mondiale, che si avvicina al termine desiderato, dobbiamo impressionare i governi dei Gentili mediante la cosiddetta pubblica opinione, che in realtà viene dovunque preparata da noi per mezzo di quel massimo fra i poteri che è la stampa, la quale - fatte insignificanti eccezioni di cui non è il caso tener conto - è completamente nelle nostre mani. In breve: per dimostrare che tutti i governi dei Gentili sono nostri schiavi, faremo vedere il nostro potere ad uno di essi per mezzo di atti di violenza, vale a dire, con un regno di terrore.
Il nostro governo deve essere circondato da tutte le forze della civiltà in mezzo alle quali esso dovrà agire. Attirerà a sé i pubblicisti, gli avvocati, i praticanti, gli amministratori, i diplomatici ed infine gli individui preparati nelle nostre scuole avanzate speciali. Questi individui conosceranno i segreti della vita sociale; saranno padroni di tutte le lingue messe insieme con le lettere e le parole politiche; avranno una perfetta conoscenza della parte intima e segreta della natura umana, con tutte le sue corde più sensibili, che essi dovranno far risuonare e vibrare secondo la loro volontà.
Alle parole liberali della nostra divisa massonica: "libertà, uguaglianza e fratellanza", sostituiremo, non quelle del nostro vero motto, ma bensì delle parole esprimenti semplicemente un'idea, e diremo: "il diritto della libertà, il dovere dell'uguaglianza ed il concetto della fratellanza" e così prenderemo il toro per le corna. In realtà noi abbiamo già distrutto tutte le forze di governo fuorché la nostra, benché esistano ancora in teoria. Al momento attuale, se un Governo assume un atteggiamento a noi contrario si tratta di una pura formalità; esso agisce essendo noi pienamente informati del suo operato e col nostro consenso, accordato.
Il riconoscimento del nostro regno avrà inizio dal momento stesso che il popolo, scisso dai dissensi e dolorante per il fallimento dei suoi governanti (e tutto questo sarà stato preparato da noi), griderà: "Destituiteli e dateci un autocrate che governi il mondo, che ci possa unificare distruggendo tutte le cause di dissenso, cioè le frontiere, la nazionalità, le religioni, i debiti dello Stato ecc., un capo che ci possa dare la pace ed il riposo che non abbiamo sotto il governo del nostro sovrano e dei nostri rappresentanti".

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Ma voi sapete benissimo, che allo scopo di ottenere che la moltitudine debba formulare a gran voce una richiesta simile, è tassativamente necessario disturbare senza posa in tutti i paesi le relazioni esistenti fra popolo e governo, promuovere ostilità, guerre, odi e persino il martirio, mediante la fame, la carestia e l'inoculazione di malattie, in tale misura che i Gentili non vedano altro modo per uscire da tanti guai, che un appello per la protezione al nostro denaro e alla nostra completa sovranità. Però se diamo alla nazione il tempo di rifiatare, sarà difficile si ripresenti per noi una circostanza ugualmente favorevole.
Firmato dai rappresentanti di Sion
del 33° grado.


Di Lorenzo Lucchetti , scritto il 31-10-2009

 

LA SESSUALITA' IN CARCERE

Di Andrea Lucchetti, scritto il 24/10/2009
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“Quanto tempo era passato?
Quanti anni erano trascorsi da quando, per l'ultima volta, avevo abbracciato la mia donna per intero?
Intendo dire un abbraccio a figura intera, senza niente che ti divida, come il muretto della sala colloqui, che anche se è alto solo un metro t'impedisce ogni contatto che non sia quello delle mani.
Quel dannato muretto. In ogni carcere in cui ero trasferito era peggio che il Muro di Berlino..."
Detenuto di San Vittore


Ecco qui, in due righe, l’evoluzione del sesso dal ‘900 ad adesso: prima degli anni ’60 il sesso era un argomento tabù, poi c’è stato lo scoppio dell’amore libero e ora ci ritroviamo di fronte al sesso come merce di scambio, un mezzo di produzione come tanti altri, ora la prostituzione mass-mediatica non ci da fastidio, è proprio questo il punto di non ritorno, il momento in cui qualcosa non ci tocca più e non ci fa indignare è segno che la linea di confine fra etica e buon senso è stata sorpassata oltre misura.


Invece nel carcere cos’è il sesso?
Una risposta secca arriva da Giuliana Proietti “chi entra in carcere occorre che lasci fuori tutte le speranze di poter continuare in quel luogo la pratica delle sue abitudini di vita (e quindi anche sessuali) ed il rispetto delle sue regole personali”.
Nella vita reale è qualcosa di più forte di ogni altro istinto primordiale ma in carcere è un concetto quasi astratto, che diventa qualcosa di fantomatico, di mo-struoso, che perde la sua naturalezza, la sua semplicità, tanto da diventare un miscuglio di pulsione e vio-lenza.(…)
Adriano Sofri nel suo articolo uscito sui giornali nel 8 di-cembre 1998 (dopo due anni di detenzione) paragona il carcere ad uno zoo, dove animali grandi e piccoli erano costretti a tenere a bada i loro istinti, dai più naturali come muoversi, aprire le ali, staccarsi da terra, saltare ad andare a cercare cibo quando se ne ha bisogno e fare del sesso con gli altri membri del branco; nei carceri invece l’uomo cosa può fare? Magari rinchiusi in 5 o più in una cella di qualche metro quadrato, sempre pronti ad ogni ordine delle guardie, sempre all’erta a scattare ad ogni passo successivo della lancinante routine giornaliera che sfigura la creatività, li potremmo paragonare a degli animali negli zoo?
Sì, a tutti gli effetti lo sono, in carcere si perde la dimensione giusta della solitudine, viene repressa la voglia di protestare contro un sistema ingiusto, si perde la capacità di piangere per una libertà che è ormai solo un miraggio lontano.
Se ora vi dicessi che l’articolo 8 della Convenzione Euro-pea dei diritti dell’Uomo asserisce che “tutti devono avere il diritto di stabilire relazioni diverse con altre persone, comprese le relazioni sessuali” voi cosa pensate? Che una legge è solo una legge, che sono parole che si dicono tanto per dire, che chi l’ha scritta voleva ingraziarsi qualcuno, o che è la legge più naturale di questo mondo?
Qualunque dubbio abbiate, la risposta giusta è “è la cosa più naturale di questo mondo!”
Abbracciarsi, innamorarsi, fare sesso, vivere, arrabbiarsi, correre, soffrire sono attività pratiche della vita e nessuna legge, nessuna ordinanza, nessuna restrizione deve poter abbattere queste libertà!
Riprendendo la metafora zoologica negli ultimi anni nonostante l’economia che c’è dietro il mercato di animali, c’è chi ha combattuto per fa chiudere degli zoo e a volte ci sono riusciti, ma questo non vale per le carceri, anzi ogni stato moderno sente il bisogno di modernizzarli, di renderli più sicuri in relazioni a possibili fughe, insomma i carceri “sono sempre più in voga”.
Il problema è che il popolo non ha voce in capitolo sul si-stema penitenziario e forse non ne vuole avere perché gli va bene così, tanto ognuno di noi è convinto che ciò che capita ai malvagi a noi non può capitare, quindi perché disperarsi per un sistema che non farà mai parte della nostra vita?
Antropologicamente parlando, la pena corporale è antica quanto il mondo, e perché dovremmo essere proprio noi sovvertire una legge che ormai sembra quasi naturale?
La precedente è una serie di domande a cui non riesco a trovare una soluzione: eminenti filosofi, antropologi, sociologi e politici hanno detto la loro su questo argomento, non vendendone a capo se non in una direzione astratta e metafisica; potrei dilungarmi sulle loro interessantissime teorie ma a noi serve qualcosa di pratico ed è di questo che parlerò ora.
È eticamente giusto e ammissibile, anzi doveroso, che un uomo e una donna in carcere incontrino i loro partner o altre persone con cui poter fare l’amore o costituire una relazione.
Questo è il punto principale da cui partire, ma di fronte a ciò spuntano subito le prime obiezioni: come si può pensare di dare un’ora di libertà sessuale a persone che per giorni o mesi stanno rinchiuse in celle, come potrebbero usufruire di tale “beneficio”?
Posso facilmente difendermi da tale provocazione, la gab-bia corporale è inumana se non in quei casi di eccessiva pericolosità, ma è del tutto fuori da ogni ottica punitiva e riabilitativa nei casi di normale delinquenza.
Molte persone sono dotate di istinti che ondeggiano costantemente fra due fuochi, quello della soddisfazione immediata e quello del condizionamento sociale, così molte quando possono li soddisfano e altre a volte li sublimano, il fatto è che nell’ambiente carcerario sono impossibili entrambe le cose; da ciò deriva la profusione di sessualità, di violenza e di suicidi o tentativi nelle carceri, la repressione coatta è una nuova violenza nella violenza, che peggiora drasticamente le condizioni umane e tende a far si che l’individuo si estremizzi ancora di più dalla cosiddetta normalità, si assenti nel proprio mondo senza riuscire a percepire realmente il motivo di tali soprusi, e per chiudere il cerchio di tale circolo vizioso c’è da ricordare che la stragrande maggioranza degli individui ha un alto tasso di recidività al reato derivante dal non aver interiorizzato a fondo la colpa.
Quindi resta fermo il fatto che la possibilità di una re-lazione sessuale è ovviamente giusta, e con essa il diritto, di detenuti o di persone loro legate, ad avvalersene o no.
Riprendendo le parole di Sofri “la galera è capace di tra-sformare in una scoperta, e in una concessione, tutto ciò che è primario e innegabile, a partire dall’aria che si respira”.
Un’altra obiezione è questa: in una società in cui il sesso è un bene spacciato per droga a basso costo sulla televisione e una realtà ancora discussa nella vita di tutti i giorni, come si può dare tale beneficio di libertà sessuale a gente che ha commesso reati, gente che ha fatto del male, quando è così tanto difficile perfino per molta gente comune convivere con la propria sessualità nella vita quotidiana? Come dire… se non riusciamo noi, come riescono loro?
Obiezione a primo acchito del tutto appropriata ma guar-dando meglio alla ragione sottostante a tale attacco vi tro-viamo un’enorme falla: qua non si tratta di chi deve ricevere di più e chi deve ricevere di meno, non si può fare una graduatoria meritocratica-morale dal più buono al più cattivo, leviamoci di torno questa coltre cattolica di servilismo mentale; bisogna mettersi bene in testa che chi ha commesso reati soffre già dei suoi sensi di colpa, soffre già per una condizione di reclusione che non è riconducibile ad un reato per quanto grave esso sia, smettiamola di punire per rimediare al danno, smettiamola di togliere invece di rattoppare.
Una domanda ancora più semplice: perché non do-vrebbero avere la televisione? Pensiate che faccia parte della punizione il doversi estraniare dal mondo? Perché dovrebbero avere bagni sporchi?
Ricordatevi bene che il girone degli inferi Dantesco era un’allegoria del mondo, non un esempio da seguire e nemmeno una scienza esatta.
Credo e sono fermamente convinto che una soluzione al problema "affettività", intesa in particolare nella sua dimensione sessuale, debba iniziare per forza di cose con una critica storico-culturale. Ripercorrere e rivedere tutta la nostra tradizione e concezione culturale religiosa in materia, ereditata in duemila anni di storia dell’Occidente e che ha accompagnato e influito sul concetto del sesso, del piacere in generale, il piacere visto, vissuto ed analizzato come peccato, male necessario solo per la procreazione e a salvaguardia della specie.
Ora passo al contrattacco, me la prendo con una casta: la Chiesa; preti, suore, cattolici e indottrinati, ditemi dov’è la vostra Chiesa, la vostra carità, il vostro perdono in un sistema carcerario che punisce oltremodo, che non perdona?
Dov’è la vostra religione quando si parla di amore fra uo-mini e donne quando a tali delinquenti viene tolto tale privilegio? E come pretendete di attaccare gli o-mosessuali nella vita reale, se lasciate che il carcere se né impedisca ogni alternativa?
Ciò è semplicemente ipocrita se si sta parlando di un regime totalitario come quello ecclesiastico che riesce a tenere un piede in due staffe senza che nessuno se ne accorga.
La reclusione e la costrizione modificano inspiega-bilmente anche la natura di uomini, che fino a prima della carcerazione (si attesta ufficiosamente che i rapporti omosessuali raggiungono quasi l’80% della intera popolazione carceraria) hanno avuto un comportamento etero.
Una testimonianza di un ex detenuto mi ha colpito molto, un passo della sua intervista comincia così: “l'impossibilità di essere "normali" non fa parte soltanto della vita reclusa. Quando esci, soprattutto se hai passato dentro un po' di anni, ti porti addosso delle profonde ferite psicologiche. Basta pensare soltanto alla mancanza d'intimità: qui puoi essere sorvegliato a vista ventiquattro ore su ventiquattro, in ogni attimo del giorno e della notte. È vero che questo non avviene sempre, però possono controllarti a vista quando vogliono e tu lo sai e ci soffri. Si parla tanto di rieducare i detenuti al lavoro, alla legalità; anche il problema della deprivazione affettiva e sessuale non viene affrontato con una logica rieducativa dopo la scarcerazione(…).
Il problema è che si perde di vista il valore del sesso come strumento di relazione, di condivisione, di scambio emozionale”.
Un’altra difficoltà che introduce è quella della staticità mentale “Su certe cose devi essere per forza conformista e l'impossibilità di fare scelte irrigidisce la tua mente, incanala il tuo pensiero dentro tracciati predefiniti, dove non c'è sviluppo, non c'è espansione, ma piuttosto c'è accelerazione incontrollabile verso idee fisse.
Il carcere produce manie, è un luogo in cui spesso il pensiero va in caduta libera verso ciò che già sappiamo”.12monkeys_l_400
Psicologicamente parlando lo stato di detenzione mo-difica perfino le funzioni cognitive del soggetto e soprattutto la capacità di prendere decisioni, che subisce un forte declino (Cooke, Baldwin, Howison). Cambia poi la percezione della realtà, si rielaborano ad esempio gli eventi che hanno condotto al carcere vivendo la così detta “sindrome di innocenza”, si innescano meccanismi difensivi come la  "minimizzazione", la "razionalizzazione" e la "proiezione” (Ferracuti), che hanno lo scopo di permettere la sopravvivenza alle enormi e immediate privazioni subite all’interno del carcere.
Fin dall’antichità togliere la libertà va di pari passo con la penitenza, infatti ciò che si è voluto far sperimentare all’individuo in carcere è uno stato di malessere che avrebbe dovuto servire, nelle intenzioni, da deterrente: una spaventosa minaccia che pende sia su chi è fuori dal carcere (e inibisce pertanto i comportamenti devianti), sia su chi ha la sfortunata opportunità di sperimentare questa vita di privazione e dovrebbe trovare in questa spiacevole esperienza la motivazione a comportarsi in futuro più correttamente, evitando le recidive.
Da interviste raccolte ho trovato un punto che le ac-comuna: tutti ammettono che dopo un primo periodo di assestamento in cui si pensa a tutto meno che al sesso, poi comincia a farsi opprimente il desiderio, questo è il momento in cui è necessario allentare la tensione (accumulata sì nell’apparato genitale, ma anche nella nostra mente) che spesso può sfociare nella violenza.
L’uomo infatti, così come la donna, che tuttavia sembra mostrare più capacità nel sublimare tale tensione, è facile a scoppi improvvisi d’ira, anche per cose che nella vita reale non avrebbero provocato altro che un segno di stizza al massimo; questo è simbolico per dimostrare quanto il carcere sia un luogo di vera punizione che mette a dura prova l’organismo sia sul piano fisico che mentale.
Continuando sui punti in comune delle varie interviste, ci si trova d’accordo su un comune percorso sessuale del carcerato: prima ci si accontenta dell’autoerotismo, poi ci si comincia a desiderare di toccare, accarezzare, perché il sesso si miscela con affetto e contatto, è proprio da qui che cominciai un sottile cambiamento nella psiche dell’individuo; questo cambiamento nell’identità di genere e anche nella scelta del proprio ruolo sessuale “può” provocare delle dissociazioni a livello psichico, che “può” essere alla base di un futuro disturbo psicopatologico.
Per esempio si possono andare ad incrinare precedenti fragilità, rinfocolare traumi, esaltare sensi di colpevolizzazione (magari causati da infamanti giudizi religiosi) e perdere la stima di sé.

"È noto che la fantasia sessuale viene moderata, anzi quasi repressa, dalla regolarità dei rapporti sessuali, e che al contrario diventa sfrenata e dissoluta per la continenza e il disordine dei rapporti".
Friedrich Nietzsche



SOLUZIONI

“L'uomo è nato libero, e dappertutto è in catene”.
Jean Jacques Rousseau


Mi chiedo allora: quale forma di rieducazione è quella che riesce a modificare in peggio la natura dell'essere umano? Cosa c'è di civile in una forma di recupero, di riabilitazione, che istiga inevitabilmente alla violenza sessuale innaturale? Cosa ne rimane della dignità di questi uomini? Uno Stato civile e democratico non condanna alla detenzione con il solo scopo di reprimere, altrimenti non si definirebbe tale. Sarebbe più un lager!
Bene, allora troviamo una soluzione.
Già in Spagna, Olanda, Svezia, Danimarca, Norvegia e Svizzera la soluzione del colloquio intimo in un apposito spazio adibito all’incontro di coppie pre-esistenti così da poter mantenere il legame ben saldo con i proprio familiari.
In Italia non ci smentiamo mai e siamo ancora agli inizi in tale campo, erano state fatte alcune proposte, tra cui una dell’onorevole Corleone ma che fu subitamente abrogata come da copione, si è pensato subito che si parlasse di carceri “a luci rosse”.
La soluzione va cercata in una politica di esecuzione delle pene che privilegi, immediatamente sin dall’inizio dell’esecuzione della condanna: l’uscita dal carcere e l’incontro coi propri cari, e non il distacco e la separazione, cause di infiniti problemi esistenziali, di relazione e interpersonali.
In Svizzera, in particolare nel Cantone Ticino, si è realizzato un sistema di esecuzione di pene diversificato, che favorisce l’affettività sia all’esterno del carcere, sia all’interno (in senso intramurario), per quei casi che per motivi legati alle condizioni del tipo di criminalità non possono essere favoriti quelli extramurari.
Secondo il sistema legislativo Svizzero ogni cantone ha un forte autonomia e quindi anche in questo campo ne ha parecchia.
Laddove si osserva una difficoltà legata alla personalità del detenuto, allora si agevolano altri generi di incontri affettivi, essi sono di 3 tipi:
1) Il "colloquio gastronomico" consiste nella possibilità di poter consumare un pasto in compagnia di familiari ed amici tra le 12.00 e le 14.00. Lo può chiedere il condannato che ha scontato 12 mesi (10 mesi su proposta del Direttore del carcere se il comportamento del de-tenuto è esemplare) o ha superato la metà della pena. Tra un colloquio e un altro devono intercorrere due mesi (Disposizione interna della direzione del carcere, 1996).
2) Il "congedo interno" dà la possibilità al detenuto di trascorrere sei ore coi propri familiari ed amici dalle 10.00 alle 16.00 e di consumare il pranzo in comune in una "casetta" situata al di fuori del perimetro di alta sicurezza, ma all’interno di una recinzione securizzata. Lo può richiedere il condannato che è privato della libertà da 24 mesi (18 mesi su proposta del Direttore del carcere se il comportamento del detenuto è esemplare). Possono parteciparvi tre persone adulte, oltre ai figli. Tra un congedo e l’altro devono intercorrere due mesi. Si può scegliere tra il "colloquio gastronomico" e il "congedo interno". Importante che tra una possibilità e l’altra intercorrano due mesi (Disposizione interna della direzione del carcere, 1996).
3) Il colloquio "Pollicino" si propone di mantenere i rapporti tra la persona privata momentaneamente della libertà e i propri figli. Questi colloqui avvengono la domenica, durante il normale svolgimento delle visite dei famigliari ed amici tra le 09.30 e le 11.30 in una saletta adibita per accogliere i bambini (Disposizione interna della direzione del carcere e del Servizio di patronato penale del Cantone Ticino).
Il Servizio "Pollicino" nato negli anni ‘90 fa capo ad un’associazione privata per la prevenzione e autonomia della prima infanzia ed è finanziato dal Penitenziario cantonale. Gli incontri tra genitori in esecuzione pena e i propri bambini vengono preparati, organizzati e gestiti da due psicologi responsabili del servizio.


Qual è il messaggio principale di queste innovazioni?
Che si deve tendere a far sempre meno uso della carcera-zione e sempre più a pene alternative per causare meno danni possibili sia al condannato sia indirettamente ai familiari.
Un’altra soluzione immediata, come spiega bene Serafino Privitera, potrebbe essere quella di diminuire quanto più possibile, già a livello di legislazione, la distanza tra l’inizio dell’esecuzione della pena e l’ottenimento dei primi congedi che si propongono, quanto prima, di ristabilire i contatti coi propri cari, fuori, lontano dalle mura carcerarie. Il carcere non può creare quell’intimità, spontaneità del momento dell’incontro e dell’intimo, poiché in caso contrario l’intimità si limiterebbe al solo atto meccanico che nulla ha a che vedere con "l’affettività". Gli incontri intramurari devono essere pensati unicamente come "ultima ratio" e per mantenere, coi limiti che ciò comporta, quegli affetti che se non continuati durante la carcerazione causerebbero gravi conseguenze psicofisiche, comportamentali e della personalità.

Per ultima, ma non certo per importanza, aggiungo tale affermazione: se il carcere deve essere idealmente un luogo di “rieducazione, o più realisticamente un luogo dove possa essere conservata la dignità umana, i comportamenti sessuofobici di chi sta fuori dalle sbarre e fa leggi e regolamenti, non sembrano lungimiranti, né utili al reinserimento sociale di questi soggetti; non solo per loro stessi e per il loro diritto di continuare a vivere, una volta scontata la pensa, ma anche per il nostro futuro, o per il futuro delle prossime generazioni.

La libertà è come l'aria: si vive nell'aria;
se l'aria è viziata, si soffre;
se l'aria è insufficiente, si soffoca;
se l'aria manca si muore.
Luigi Sturzo

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Di Andrea Lucchetti, scritto il 24/10/2009

SCIE CHIMICHE SUI NOSTRI VOLTI

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Di Lorenzo Lucchetti
Come vedete: queste foto scattate a ripetizione sono del 9 ottobre 2009, ore 12:49.


I FATTI.
È una mattina fresca e asciutta tra le colline marchigiane, ed io sento un costante via vai di aerei sopra la mia casa.
Da questo luogo lontano dalle città, la chiarezza è impressionante (come vedete sono tutt’altro che un professionista, ma non serve esserlo per mostrare certe evidenze): tutte le velature del cielo, compresi i fasci più ampi di nuvole, in questo cielo sono artificiali. Impressionante? Sì, e mi chiedo cosa infine provocheranno nei nostri corpi.
Ho voluto portarvi un piccolissimo contributo, linkandovi i documenti più validi che si possono trovare gratis in rete. Ve ne saranno certamente degli altri (nel qual caso vi pregherei di segnalarmeli tra i commenti), se poi volete ricevere ancora più informazioni, potete trovare i dati su che cosa stia accadendo in tutto il mondo, e perché, su questi siti:

http://www.tankerenemy.com
http://www.sciechimiche.org


INOLTRE:

“DOSSIER SULLE SCIE CHIMICHE BY CORRADO PENNA”.
È UN TESTO ASSOLUTAMENTE CLAMOROSO (L’INTERO TESTO È FONDAMENTALE, MA I CAPITOLI A MIO AVVISO DA LEGGERE APPROFONDITAMENTE SONO: 5-6-11-12-13 (SOPRATTUTTO) -14-15-25-26-27-28-29-30-31-33-34-35-36), DA SCARICARE IN .PDF GRATUITAMENTE:
“Nel maggio del 2008 l’amministrazione comunale del Comune di Savignano sul Rubicone (provincia di Forlì-Cesena, Emilia Romagna) ha denunciato la pericolosa realtà delle scie chimiche, seguita a giugno da quella di Sant’Arcangelo di Romagna. Entrambi hanno approvato la seguente mozione:
- in tutta Italia, nella nostra Regione e soprattutto per quanto ci riguarda nel nostro territorio provinciale e comunale, da alcuni anni e in modo sempre più intenso, vengono rilevate scie chimiche (chemtrails), rilasciate da aerei militari non meglio identificati…” 


L’AERONAUTICA MILITARE TI VUOLE L.O.V.: DIFFUSIONE AEREA DI IMPIANTI BIOLOGICI NEL CIBO, NELL’ACQUA, NELL’ARIA (DI C. W. PALIT)
“L'articolo che abbiamo tradotto è stato elaborato da una ricercatrice sagace e lungimirante del fenomeno "scie chimiche", Carolyn Williams Palit. Basandosi soprattutto sugli studi di scienziati come Castle e la Staninger e su documenti in parte declassificati, la Palit giunge a conclusioni plausibili sul vero scopo delle chemtrails, ossia il controllo della popolazione mondiale, per mezzo della distribuzione un po' in tutto il globo di microsensori che funzionano alimentati dai raggi ultravioletti. Ciò ci permette di comprendere per quale motivo gli avvelenatori stiano completando la distruzione dell'ozonosfera e di capire che, in nessun modo, essi stanno tentando di creare uno schermo contro le radiazioni solari, come ventilato ingenuamente da qualche ricercatore. Sono comunque temi illustrati dalla Palit con chiarezza ed incisività in uno studio che, senza tema di apparire iperbolici, giudichiamo fondamentale e di vitale importanza…”

UN MORBO DIRETTAMENTE COLLEGATO ALLE SCIE CHIMICHE, DI CUI NON CI È ASSOLUTAMENTE DATA NOTIZIA DAI MEDIA NÉ DALLE CASE FARMACEUTICHE:
“Morgellons: una nuova e terribile malattia vicina ad uno status pandemicoSembra una storia tratta da un agghiacciante film fantascientifico: persone che raccontano la sensazione di creature che si muovono sotto la pelle, fibre mobili e misteriose che si manifestano nello stesso modo in cui insetti e vermi fuoriescono dal derma. Sfortunatamente tutti questi sintomi orribili sono tutti veri. Le persone che ne portano testimonianza sono affette dal morbo di Morgellons, la malattia più orrenda fra tutte le bizzarre patologie apparse negli ultimi anni, apparentemente da nessun luogo. Il Morgellons sta attualmente raggiungendo proporzioni epidemiche negli Stati Uniti ed all’estero…”

IL RAPPORTO STANINGER (L’ARTICOLO È DIVISO IN TRE PARTI SUCCESSIVE, QUESTA È LA PRIMA)

“Pubblichiamo la prima parte della relazione della dottoressa Hildegarde Staninger. Lo studio è stato presentato il 6 settembre 2007, durante il convegno internazionale svoltosi nell'ambito del National Registry of Environmental Professionals di San Antonio, Texas…”

DOSSIER HAARP
“Il brevetto di Eastlund descrive una tecnologia in grado di confondere o interrompere completamente i sofisticati sistemi di guida di missili e di aeroplani. Più precisamente, questa capacità di coprire ampie zone della Terra con onde elettromagnetiche di frequenza variabile e il relativo controllo dei cambiamenti di tali onde, rende possibile la distruzione di comunicazioni via etere. Il brevetto dice:
"Così, questa invenzione fornisce la capacità di fornire livelli di energia  senza precedenti, nell'atmosfera terrestre in aree strategiche, e di mantenere il livello dell'iniezione di potenza specialmente se è impiegato un impulso casuale, in modo molto più preciso e meglio controllato dai sistemi precedenti, specialmente nella detonazione di dispositivi nucleari di vario tipo a diverse altitudini…"


GUARDATE ANCHE QUESTO SCONVOLGENTE VIDEO, DI CUI NON VOGLIO PREANNUNCIARVI NIENTE:

 

INFORMAZIONI FINALI IMPORTANTISSIME, VIDEO:


Di Lorenzo Lucchetti

SEGUIREI GLI ESSERI DI LUCE?

Di Lorenzo Lucchetti

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Gli esseri di luce sono degli splendidi “incoraggiatori...”, ma quando abbiamo messo in pratica ciò che ci hanno detto, quando quegli incoraggiamenti sono diventati realtà, a cos’altro possono servirci, se non a mostrarci quanto eravamo piccoli?  
La divinità della razza umana è tutto ciò che vive in noi veramente il presente in tutta la sua interezza, su tutti piani, tutto il resto, comprese le vie per ottenerla, sono illusioni. Per un uomo cosciente che tutto ciò che esiste o non esiste è una sua creazione (in quanto essere divino), quale altra utilità, oltre quella di fungerci da specchio, possono avere tali esseri, come pure tutto il creato? Nessuno, a parte il goderne.
Perciò, oltreché inutile, sarebbe controproducente per me dire se esistono “esseri di luce” veramente buoni per noi. Creerei un dogma di cui non ho bisogno. Preferisco rispondere alla domanda “seguirei gli esseri di luce?” da un altro punto di vista.
È l’osservatore l’elemento principale su cui puntare l’attenzione, non l’osservato. Per esempio molti italiani considerarono gli americani dei liberatori durante, appunto, la liberazione… altri no. Sapendo che lo scopo del loro intervento era quello di ristabilire in maniera nascosta un governo fascista (vedi "Capire il potere" di Noam Chomsky), come vedere ora questa cosa, chi aveva ragione?
È semplicemente una questione di consapevolezza dell’osservatore: domandiamoci dove si trova il bene per l’osservatore. Mi sto riferendo alla coscienza, che definisce nell’insieme ciò che siamo, ed è lì la vera definizione di bene e di male in noi. Se questa coscienza prevede come “buono per noi” (faccio un esempio striminzito) la presenza di esseri che hanno potere, capacità, conoscenza del cammino, esperienze, volontà, stima di sé, che noi NON abbiamo (negando dunque la nostra onnipotenza), tali esseri di luce risultano buoni ed essenziali, così come le altre guide umane che mostrano di possedere tali qualità. Ma ciò significa che nella nostra coscienza ciò che è “buono per noi” prevede la nostra “NON onnipotenza”.
Ci sono persone che non sono in grado di accettare la propria completa divinità, di “rinascere” veramente, perché così ha deciso la loro coscienza. Non sto parlando in termini filosofici, ma concreti. Sperimentati e vissuti sulla mia pelle. Per questo è logico che io inviti ad ottenere la propria divinità, e non a cercarla: finché si è nell’atto di cercare, ancora non si è ottenuto ciò che si cerca, e non è detto che vi siano le premesse perché questo cercare (dunque “non avere”) abbia termine. Non è dunque forse molto più celere e netto andare ad operare direttamente sulla coscienza per riscoprire e riaccettare la nostra maestà sulla nostra vita, sulla nostra anima, suoi nostri pensieri, e perché no, sulla nostra società?
Avere tutti i poteri di un essere di luce, è molto più semplice che seguire il cammino da lui tracciato. È molto più semplice, appagante e salutare, oltre che meno faticoso, essere consapevole di essere Dio, che cercare di esserlo. Ma la nostra coscienza viene programmata per non essere in grado di accettare la propria assoluta divinità. Frasi come “è il cammino l’importante, non la meta” significano: vivere totalmente nel presente, e non significano affatto, come spesso ci viene raccontato: il vero scopo non è ottenere ciò che si vuole, ma il camminare per ottenerlo.

(grazie Lu)

Di Lorenzo Lucchetti

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Informazioni non divulgate dai media: IMPEDIRE LA DEMOCRAZIA IN ITALIA

Riadattamento di Lorenzo Lucchetti per LAVALLEDELVENTO.NET di un estratto da "Capire il potere" di Noam Chomsky.
Per altre informazione potete trovare molto, e gratuitamente, inArchivio web Noam Chomsky”.
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“Gli strateghi statunitensi temevano che le elezioni democratiche sfociassero in una vittoria del movimento antifascista, e questa possibilità doveva essere scongiurata: gli interessi degli Stati Uniti non vogliono al governo gente con il tipo sbagliato di priorità.”
...è stato questo il primo grande impegno postbellico (dopo la seconda guerra mondiale Nda) degli Stati Uniti: distruggere la resistenza antifascista in tutto il mondo per rimettere al potere organizzazioni più o meno fasciste, e anche molti collaboratori del fascismo.
E' successo dappertutto: da paesi europei (Italia, Francia e Grecia) fino a posti come Korea e Thailandia.

Il primo grosso intervento americano fu in Italia nel 1948, quando interferimmo nelle elezioni, e si trattò di un operazione di rilievo.
Nel caso dell'Italia fecero un enorme sforzo per impedire che le forze democratiche popolari che avevano condotto la resistenza antifascista vincessero le elezioni dopo la guerra. Nel dopoguerra l'Italia era un problema particolarmente spinoso perché lì la resistenza antifascista era fortissima, estremamente popolare e rispettata. La Francia aveva un sistema di propaganda molto migliore dell'Italia, perciò sappiamo molto più della resistenza francese rispetto a quella italiana, ma in realtà la resistenza italiana fu di gran lunga più significativa di quella francese. La gente che si impegnò nella resistenza francese era coraggiosissima e lodevolissima, ma costituiva un settore limitato della società: durante l'occupazione nazista la Francia nel suo complesso era stata per lo più collaborazionista. Invece l'Italia era un caso diverso: la resistenza italiana era talmente forte che in pratica aveva liberato da sola l'Italia del Nord e teneva bloccate sei o sette divisioni tedesche; il movimento operaio era molto organizzato, con un forte appoggio da parte della popolazione. Quando gli eserciti americano e britannico arrivarono al Nord, furono costretti a rovesciare il governo che era già stato insediato dalla resistenza in quelle regioni e a sabotare i numerosi progressi fatti verso il controllo operaio delle industrie.
E rimisero al posto di comando i vecchi padroni, dichiarando che la rimozione di questi collaboratori del fascismo era stata una "destituzione arbitraria" dei legittimi proprietari: usarono proprio questa espressione.
Quindi sabotammo le procedure democratiche perché era evidente che le elezioni successive sarebbero state vinte dalla resistenza e non dagli screditati conservatori.
In Italia c'era il pericolo che vincesse la democrazia – che il governo statunitense definiva tecnicamente "comunismo" - e come al solito bisognava impedirlo.

L'opposizione americana alla democrazia italiana è giunta al punto di sponsorizzare un colpo di stato militare verso la fine degli anni sessanta per tenere fuori i comunisti (cioè i partiti operai) dal governo.
Ed è probabile che quando tutti i documenti interni americani saranno rivelati al pubblico scopriremo che l'Italia è stata il bersaglio principale delle operazioni della CIA per anni.
A quanto pare, lo è stata fino al 1975, cioè fin dove arrivano i documenti declassificati.
Stessa storia in Francia e in tutta Europa. Come abbiamo frantumato i sindacati italiani, francesi e giapponesi e sventato la concretissima minaccia della democrazia popolare che stava nascendo in tutto il mondo alla fine della guerra: è il primo capitolo della storia del dopoguerra.
La stessa cosa successe in quegli anni anche altrove, e in alcuni paesi con maggiore uso della violenza. In Grecia per rimettere al potere i complici dei nazisti c'è voluta una guerra in cui sono morte forse centosessantamila persone. In Corea furono uccise centomila persone alla fine degli anni quaranta, ancor prima che cominciasse la vera e propria guerra di Corea.
(..) “Il primo memorandum del Consiglio di sicurezza nazionale, NSC 1, parla dell'Italia e delle elezioni italiane e afferma che se i comunisti prendono il potere con le elezioni in maniera legittima e democratica, gli Stati Uniti devono dichiarare l'emergenza nazionale, la Sesta flotta nel Mediterraneo dev'essere messa in stato d'allerta e si devono avviare attività sovversive in Italia allo scopo di rovesciare il governo e piani di contingenza in vista di un intervento militare diretto”.
Fatevelo entrare bene in mente: se la resistenza avesse vinto elezioni democratiche legali!
(..) La documentazione di cui disponiamo finora arriva fino al 1975, quando il rapporto della commissione Pike della Camera fornì parecchie informazioni sulle attività sovversive americane, ma chissà se tali attività non sono continuate anche dopo?
(..) Gli Stati Uniti hanno anche resuscitato la mafia come parte dello sforzo per spaccare il movimento dei lavoratori europei dopo la guerra. La mafia era stata praticamente eliminata dai fascisti, che in genere non accettano alcuna concorrenza e sono molto rigidi.
Hitler e Mussolini avevano praticamente eliminato la mafia, ma quando l'esercito di liberazione americano attraversò la Sicilia e l'Italia del Sud fino alla Francia, la resuscitò come strumento per impedire gli scioperi. Gli Stati Uniti avevano bisogno di gorilla per spezzare le ginocchia degli scioperanti: e dove la trovate gente del genere? La risposta fu: nella mafia.
In Francia la CIA, in collaborazione con i capi del “movimento sindacale americano”, fece risorgere la mafia corsa. (..) In cambio della repressione del movimento sindacale francese, la mafia ottenne il permesso di far ripartire il traffico d'eroina, che sotto i fascisti era stato ridotto praticamente a zero. Ecco l'origine della famosa "French Connection", la principale struttura del narcotraffico nel dopoguerra.
In quel periodo ci furono anche particolari operazioni clandestine che coinvolgevano il Vaticano, il dipartimento di Stato USA e i servizi segreti inglesi e USA.
Operazioni tese a salvare e utilizzare criminali di guerra nazisti.
Walter Rauff, per esempio, il tipo che aveva inventato le camere a gas, fu fatto entrare in clandestinità perché organizzasse la attività anti-insurrezionali in Cile.
Reinhard Gehlen, il capo dei servizi segreti nazisti sul fronte orientale, si unì ai servizi segreti americani per fare lo stesso lavoro nell'Europa dell'Est.
Il "macellaio di Lione", Klaus Barbie, lavorò per gli americani spiando i francesi fino a quando non furono costretti a evacuarlo attraverso la "rotta dei topi", gestita dal Vaticano, verso l'America Latina, dove finì la sua carriera.

Tutto questo è parte del complessivo sforzo postbellico degli Stati Uniti per distruggere ogni prospettiva di democrazia indipendente, ed è andata come speravano.

Riadattamento di Lorenzo Lucchetti per LAVALLEDELVENTO.NET di un estratto da "Capire il potere" di Noam Chomsky
Per altre informazione potete trovare molto, e gratuitamente, in “Archivio web Noam Chomsky”.

FONTE: http://www.altrestorie.org/print.php?news.2058

Reiky...

Di CATIA BATTENTI

L'illusionismo ci prende in fasce, e ci tiene con sé, amorevolmente, finché non siamo in grado camminare con le nostre finte gambe.
Trovo singolarmente vero, astenuti da ogni mistificazione, i piccoli estratti tratti dal libro Reiki che mi appare tra le mani ..

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Disciplina antica, ormai da tempo traslata in Occidente.. lo spirito del suo Cuore profondo e originario è da ricercare..

Spunti di Reiki. [dal libro "Reiki. L'energia vitale che guarisce" di Geremy Becharm]
Anni fa ho trovato questo libro per caso, non voglio presumere che mi abbia chiamato dallo scaffale sul quale era appoggiato.. piuttosto potrei essere io che l'ho addocchiato per caso e poi voluto con forza ed entusiasmo.
L'ho accantonato in casa per un po' di tempo, e qui ammetto che forse non era ancora tempo che lo sfogliassi seriamente..
Nel frattempo ho conosciuto la tecnica Reiki in maniera diretta e.. indiretta..
Pochi mesi fa, ho deciso di riacciuffare il mio libro abbandonato scoprendo che non si tratta di un libro che inneggia al Reiki dogmatico, piuttosto dà una RARA occasione di sbirciare una visione NATURALE di questa disciplina..


L'uomo

"L'uomo, la cui coscienza, il cui essere, sa vibrare all'unisono con la natura divina e terrena che lo permea e lo circonda, è qualcosa che non vuole né può soggiacere al velo di Maya, all'illusione, alle infinite menzogne di cui il mondo è capace"........

Il Reiki non è:
"Il Reiki non è un mezzo per divenire Dio ma, soprattutto, e ciò valga più come monito che come semplice osservazione, il Reiki non è (si legga: non deve essere) un business!"

Cos'è il Reiki?
"E' un processo di ricongiunzione fra la nostra energia e quella universale, è uno strumento di consapevolezza e apertura verso il mondo ed insieme un tentativo di riarmonozzazione globale di noi stessi e di ciò che ci circonda."
Si diventa quindi canali di questa energia, "si permette all'energia vitale di fluire in noi o quando [..] ci apriamo a questa nuova esperienza rivolgendo ad essa il nostro cuore e cominciando ad aprirci, ad ascoltarci, ada accorgerci che esistiamo e che il mondo esiste insieme a noi, allora possiamo cominciare a sentire e possiamo iniziare a pecepire l'energia, quell'energia che esiste per ognuno di noi e che il nostro vivere moderno ci aveva fatto dimenticare."
occhio_post_395Come si diventa terapisti Reiki:
Ci sono 3 livelli che vanno attivati e seguiti da un Master Reiki.
L'iniziazione: "[..] vengono sbloccati i canali energetici di un individuo, al fine di renderlo canale libero dell'energia vitale universale, che in tal modo può scorrere e passare facilmente."A questo punto si può iniziare ad operare sugli altri con questa 'nuova' energia.
Nel secondo e terzo livello vengono "spiegati dei simboli-chiave tracciando i quali egli sarà in grado di canalizzare, controllare e gestire meglio l'energia inviandola, se necessario, [..] anche a distanza."
"Le attivazioni sono tre e tutti i simboli o sistemi di lavoro devono essere forniti durante ed attraverso queste tre tappe le quali, ripeto, sono assolutamente facoltative! E forse, o per lo meno così ritengo, per alcune particolari categorie di persone che io chiamo anime elevate, che hanno peraltro raggiunto alti livelli di coscienza e di purezza interiore, il Reiki, con le sue brave iniziazioni, è perfino inutile ed irrilevante [..]"
Ho voluto enfatizzare questo punto perché non tutti coloro che praticano il Reiki hanno coscienza che questa disciplina è solo un passaggio, o meglio, è solo un modo...
L'uomo, come ricordato sopra, "sa vibrare all'unisono con la natura divina".. l'uomo, dunque, ha molte più possibilità che seguire le fasi di UNA, CENTO O MILIARDI di discipline.. E' altrettanto vero che arrivare a praticare il Reiki per molte persone può essere UN MEZZO, a dir la verità forse uno dei primi, che porta gli individui a centrare la loro energia, a centrarsi nel proprio universo permettendosi di fermarsi ad ascoltare.....................................................................

Quindi.. chi è il Terapista Reiki:
"Il terapista Reiki è un non-terapista oltre che un non-guaritore; egli è, infatti, solo uno strumento consapevole del fluire dell'energia intelligente, è un canale che si rende disponibile all'uso, è una mano tesa, una possibilità in più, una silente voce amica che aiuta a rasserenare, riarmonizzare ma, soprattutto, insegna, alla lunga, ad ascoltarsi e a comprendersi. "


[spunti ricavati dal libro "Reiki. L'energia vitale che guarisce" di Geremy Becharm]

Di CATIA BATTENTI -  http://laluceincastonata.blogspot.com

2012: COSA PENSANO I VERI MAYA?

Per vedere il testo inglese andate alla pagina http://www.newsweek.com/id/195688

Traduzione di Lorenzo Lucchetti e Catia Battenti per LAVALLEDELVENTO.NET

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Gli studiosi raramente amano i dilvulgatori, ma mai questa loro ostilità è stata evidente quanto nella battaglia sul 2012, una data che, secondo i divulgatori, coinciderà con la fine del mondo, la trasformazione della coscienza globale, la fine del calendario Maya, l’inizio di un altro ciclo del calendario Maya… o niente di tutto questo.

“Non presto alcuna attenzione a queste cose, perché si tratta di “montature”,” dice Anne Pyburn, un’antropologa dell’Indiana University studiosa dei Maya.

Tra i seguaci delle religioni New Age, comunque, e particolarmente tra coloro che amano celebrare l’equinozio all’ “Mayan ruin Chichen-Itza” della penisola del Messico, lo Yucatàn, la credenza che l’anno 2012 marcherà una trasformazione globale è diffusa.

Nelle librerie, sugli scaffali dedicati alla “magia” o alla “divinazione”, numerosi volumi promuovono questa visione: dai grandi editori come HarperOne ai piccoli come Bear & Company (un editore New Age di Rochester [..]).

I trailers dei film  mostrano oceani che spazzano via montagne che sembrano l’Himalaya, mentre la faccia dei monaci è piena di terrore. Uno dei più popolari scrittori nella categoria “2012” è John Major Jenkins, un “ricercatore indipendente” come lui si definisce, che nel suo libro del 1998 “Maya Cosmogenesis 2012” aiuta a introdursi in questo argomento “anomalo”.

“Intorno all’anno che noi chiamiamo 2012” egli scrive “un grande capitolo della storia umana arriverà alla fine. Tutte le considerazioni e le assunzioni delle precedenti Ere Mondiali svaniranno, e una nuova fase della crescita umana inizierà.”

David Freidel è archeologo alla Washington University a St. Louis e recentemente ha accettato di parlare ad una Conferenza New Age sul 2012. Egli dice, principalmente “Ho immediatamente detto sì, per poter parlare prima che lo facessero i ciarlatani”.

Freidel ha studiato il calendario Maya (i calendari), e mentre è d’accordo sulle caratteristiche del calendario “a conteggio lungo”, per il quale egli conferma il termine nel 2012, ha scoperto però che i Maya – in particolare i gruppi che vivono dal loro antico sistema di date – non vedono in esso alcun tipo di cataclisma. L’anno 2012 è nient’altro che il “resetting di un orologio”, un  contachilometri che ricerca lo zero prima di ricominciare ancora il conto.

Freidel accusa Jenkins e altri divulgatori di aver inventato una teologia a supporto della loro visione “che il mondo è in declino”, e che una forza esterna interverrà presto per riportare le cose al meglio. “Questa è una tendenza” egli dice “sostenuta dall’ingenuità di individui che vogliono vedere la coscienza globale sollevarsi”.

Jenkins d’altro canto difende se stesso contro le accuse che lo vedono come un fraudolento, dicendo “Leggete il mio libro! Guardatene la bibliografia!”.

Pyburn si lamenta che il fenomeno 2012 crei “idee esotiche” e falsate riguardanti i Maya. “Quando dei popoli colonizzati e oppressi decidono di usare il loro patrimonio culturale per promuovere se stessi, questa è una scelta. Quando questo viene fatto dalle ricche “Prime Nazioni Mondiali”, io penso che si tratti di sfruttamento, e per me è inaccettabile.”

“I Maya” ci informa “è un gruppo eterogeneo di persone che hanno vissuto – e ancora vivono – senza un linguaggio o cultura unificati. Parlare di qualsiasi credenza e attribuirla  ai “Maya” è come dire “tutte le persone di colore sono uguali”. Noi non raccontiamo mai il fatto che essi parlano 28 diversi linguaggi in una popolazione di 8 milioni di abitanti attuali. Se li chiamiamo “Maya”, allora devono essere identici.”

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“In Messico” aggiunge “questi gruppi Maya pensano al 2012 come a una ‘invenzione dei gringo’. In America, noi abbiamo sempre avuto un modo univoco di recepire la profezia sulla fine dei tempi [..].

La cosa singolare sul 2012 è che non fa appello ai fondamentalisti Cristiani, ma al gruppo New Age.”

Traduzione di Lorenzo Lucchetti e Catia Battenti per LAVALLEDELVENTO.NET

Ci scusiamo per i possibili errori di traduzione, abbiamo comunque cercato di rimanere fedeli al testo originale.

Per vedere il testo inglese andate alla pagina http://www.newsweek.com/id/195688